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loro corpicini, degli strati rocciosi d’una robustezza infinita.

— Ma non comprendo come possano costruire delle isole, finchè lavorano sott’acqua.

— Adagio, signor curioso. Di strato in strato, quei piccoli fabbricatori si alzano verso la superficie dell’Oceano, ed ecco costruita l’isola. Alcuni, dotati forse di maggior vitalità, continuano a costruire sopra l’acqua nutrendosi della spuma delle onde ed alzano ancora l’isola. Più tardi le piogge, convertiranno quello strato calcareo in terriccio; i cadaveri dei pesci o le alghe ingrasseranno quella terra, il vento porterà dei semi, gli uccelli popoleranno l’isola, quindi verrà l’uomo. Non vi pare che sia semplice tuttociò?

— Sì, ma anche meraviglioso! esclamò Bisby stupefatto. Ah! com’è bella la scienza!... Ed io che la credevo inventata per far ammattire le persone!... Viaggio fortunato!... Tornerò in America grasso e scienziato!...

Intanto la Stella Polare filava a tutto vapore verso il sud, allontanandosi rapidamente dalle Bermude, che una fitta nebbia già avvolgeva.

L’Oceano Atlantico era un po’ agitato e scrollava vivamente la leggera goletta. Dall’est venivano, brontolando minacciosamente, lunghe ondate colle creste irte di candida spuma e venivano a sfasciarsi sul tribordo con grande fracasso, lanciando, fino sulle murate, larghi sprazzi.

Nessuna nave vedevasi in quei paraggi, nemmeno una di quelle barche da pesca che sono tanto numerose nei pressi delle Bermude. Solamente in acqua si vedevano alcune coppie di delfini che giuocherellavano nella scìa biancheggiante della nave ed in aria parecchi stormi di quegli uccelli acquatici detti rincopi, somiglianti alle anitre; volatili disgraziati, poichè hanno il becco infe-