Pagina:Salgari - Al polo australe in velocipede.djvu/43

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capitolo iv. - dalle bermude alle falkland 35


riore di molto più corto del superiore, rendendo così a loro molto difficile la pesca. Indicano la vicinanza dei tropici, poichè infatti quasi mai si scostano da quello del Cancro e da quello del Capricorno.

Fu segnalato anche un grosso stormo di quei bizzarri pesci che i marinai chiamano volanti e gli scienziati Exocoetus volitans o eyanoplerus. Questi pesci sono senza dubbio i più stravaganti abitatori degli Oceani, ma sono contemporaneamente anche i più disgraziati, poichè sono cacciati in acqua ed in aria.

Ve ne sono di due specie: gli uni piccoli, toccando appena una lunghezza di venti centimetri, colla pelle azzurra ed argentea che li fa rassomigliare a grosse sardine; gli altri invece sono lunghi un piede, ma bruttissimi tanto che si stenterebbe a mangiarli, se non si sapesse che sono invece deliziosi.

La pelle di questi ultimi è rossastra, le pinne sono nerastre, il loro capo somiglia ad un casco irto di pungiglioni bizzarri e adorno di barbe che dànno loro un aspetto tutt’altro che attraente.

S’incontrano per lo più nei climi caldi, ma a centinaia ed anche a migliaia, e vengono accanitamente inseguiti dai delfini, dai tonni, dai pesci velieri e dai pesci-cani.

Non possedendo armi difensive, quei disgraziati pesci cercano la loro salvezza in aria. Essendo dotati d’uno slancio poderoso e possedendo delle pinne assai lunghe e larghe, si slanciano fuori dell’acqua, vibrano quelle pinne rapidamente, tanto che a guardarle non si scorgono quasi più e spiccano una volata che dura circa 40 secondi.

Non crediate però, che i loro voli siano molto lunghi ed alti; perchè di rado percorrono più di centosettanta o duecento metri, mantenendosi ad un’altezza dai settanta centimetri ad un metro.