Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. I.djvu/73

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un terribile pericolo 71


— Hai torto, Burthon. Se tu levi il cervello ad un piccione, per esempio, vedi il volatile perdere subito l’uso dei sensi. Se tu lo nutrisci e lo curi, il cervello lentamente si riproduce e il volatile ritorna in sè riacquistando gli istinti e l’intelligenza di prima.

— È cosa strana, disse Morgan, che prestava molta attenzione alle parole dell’ingegnere.

— E qui non è tutto, riprese sir John. All’università di Boston un celebre professore mi ha detto che anche le teste si riproducono.

— Anche le teste?

— Sì, Burthon, anche le teste. Se tu tagli la testa ad un lombrico, o verme terrestre, la vedi riprodursi. Carlo Bonnet, avendo tagliato ben dodici volte la testa allo stesso verme, la vide rinascere tutte le dodici volte.

— Sicchè, disse Morgan, certi esseri non si uccidono decapitandoli.

— No, e ve sono taluni che non muoiono nemmeno se vengono tagliati a pezzettini. Taglia una naide in dieci, in venti, in trenta pezzetti e vedrai formarsi, di tutti quei pezzettini altrettanti naidi. Taglia un’idra e ti succederà lo stesso. È incredibile, ma pur vero.

— E le teste degli uomini perchè non si riproducono? chiese O’Connor.

— La testa e le membra degli uomini e così pure di altri animali, non si riproducono in causa dell’importanza e della individualità che hanno acquistato. La vita dell’uomo è sempre concentrata nel cuore e nel cervello: offeso l’uno o l’altro, la vita è forzata a spegnersi.

— Mi rincresce, disse Burthon. Che bella cosa che sarebbe, se la mia testa si riproducesse!

— Non avrebbero certamente inventato quella