Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/100

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98 capitolo xxv.


Raccolsero in fretta le coperte, accesero tutte le lampade e si misero coraggiosamente in marcia. L’ingegnere si era messo alla testa tenendo sempre nella destra il revolver.

Avevano percorso duecento metri, quando avvenne nella galleria una fortissima esplosione. Una detonazione paragonabile allo scoppio simultaneo di venti pezzi d’artiglieria scosse furiosamente le pareti e la vôlta, facendo cadere una straordinaria quantità di sassi.

— Tuoni e lampi! esclamò sir John.

— Corpo d’un cannone! urlò Burthon. Ci assassinano.

— I vigliacchi! gridò O’Connor.

— Stiamo in guardia, sir John, disse Morgan. Forse quelle canaglie approfittano della nostra sorpresa per piombarci addosso.

— Ma cosa han fatto saltare? chiese Burthon. Io non ho visto alcuna fiamma.

— Hanno fatto scoppiare una mina, rispose sir John.

— Ma dove?

— Forse a due o tre chilometri da qui. Coraggio amici e avanti.

Sir John e i suoi compagni, decisi di non indietreggiare dinanzi a qualsiasi ostacolo, tirarono avanti, ma questa volta con molta precauzione, cogli occhi ben aperti e gli orecchi ben tesi.

La galleria cominciava un po’ a restringersi e descriveva una gran curva continuando però a salire. L’esplosione aveva danneggiato assai le pareti che in alcuni luoghi mostravano delle grandi fessure e assai di più la vôlta, la quale aveva lasciato cadere dei macigni d’un considerevole peso.

Percorsi sei o settecento metri i cercatori di tesori si trovarono dinanzi ad un cumulo enorme