Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/101

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l’assassino di smoky 99


di macigni neri e lucenti, che ostruiva quasi tutta la galleria.

— È qui che fu fatta scoppiare la mina, disse sir John. Ma questo ostacolo non ci arresterà. Morgan raccolse uno di quei massi e lo guardò con profonda attenzione.

— Questa non è roccia, disse. È carbon fossile.

— È vero, rispose l’ingegnere. A quanto pare questa galleria attraversa una miniera di carbone. Mano ai picconi, compagni e rompiamo l’ostacolo.

Sir John si arrampicò su quel monte di rottami, stette alcuni istanti in ascolto, poi vibrò un colpo di piccone ad un enorme masso di carbone. Uno scheggione subito si staccò con uno scoppiettìo che ricordava quello dell’acqua gazosa che sfugge da una bottiglia.

Si voltò subito verso i compagni.

— Che nessuno accenda la pipa, disse, o noi salteremo in aria.

— Perchè? chiese Burthon, con sorpresa. Abbiamo una mina sotto i piedi.

— Questo carbone contiene del grisou in gran quantità. Basta una scintilla per farlo scoppiare.

L’ingegnere, ciò detto, assalì vigorosamente il masso. I suoi compagni gli si misero ai fianchi picchiando rabbiosamente a destra e a sinistra coi picconi.

In capo a mezz’ora apersero un passaggio che permetteva di scendere dall’altra parte di quel monte di macigni. Sir John pel primo vi si avventurò, guardando attentamente dinanzi, a destra e a manca, ma senza nulla vedere.

— Seguitemi, disse ai compagni.

Tutti e quattro scesero, ma avevano appena raggiunto il piano che in mezzo alle tenebre si udì uno sghignazzamento diabolico che durò alcuni minuti.