Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/15

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

i primi abitatori dell’america 13


CAPITOLO XV.

I primi abitatori dell’America.

L’ingegnere e i suoi compagni che morivano di sete e che avevano le vesti e le carni ardenti, avrebbero voluto, appena scomparsa l’ultima fiamma, liberarsi degli apparecchi Rouquayrol e precipitarsi verso i barili d’acqua, ma le masse di fumo che ondeggiavano nell’interno del gigantesco cono e il calore fortissimo che tramandavano le rupi non ancora raffreddate, li consigliarono ad aspettare alcuni minuti per non correre il pericolo di rimanere asfissiati.

Aggruppati sulla cima dell’isolotto, avvolti fra profonde tenebre, tenevano gli occhi volti verso il cratere aspettando ansiosamente che apparisse il cielo stellato. Finalmente quella massa di puzzolente fumo si innalzò, apparve un punto luminoso piccolissimo, appena distinto, poi un secondo, poi un terzo e infine un lembo di cielo magnificamente stellato. Il vecchio vulcano era libero e dal cratere scendeva un’aria respirabile.

L’ingegnere pel primo, Morgan, Burthon e l’irlandese dopo, si liberarono degli apparecchi, ma appena apersero le labbra per respirare credettero di morire asfissiati.

Il cono era ardente come un forno appena scaldato e l’aria era così calda che inaridì totalmente le bocche e le gole dei disgraziati.