Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/27

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una miniera di carbone che arde 25


Ripresero la marcia con passo ancor più rapido, spinti dalla più viva curiosità. Man mano che si avanzavano il fumo diventava più denso e e il calore cresceva in siffatta guisa da diventare quasi intollerabile.

Dopo dieci minuti gli esploratori sbucavano in una negra pianura, sulla quale si vedevano ondeggiare enormi masse di fumo. Dappertutto apparivano larghi fiori di zolfo, di sale ammoniaco e d’altri sali alluminosi.

— Corna di cervo! Dove siamo noi? chiese Burthon.

— Sopra una miniera di carbon fossile che abbrucia, disse sir John.

— Ma allora qualcuno è venuto qui, disse Burthon.

— E da che arguisci ciò?

— Diamine! La miniera non si sarà accesa da sè sola.

— Ma forse abbrucia da mille anni.

— Da mille anni!... Ecco una cosa che non crederò mai, signore!

— Devi crederla, amico Burthon. E dico mille anni per dire che abbrucia da molto tempo. Forse sono duemila, tremila anni.

— Ma può una miniera abbruciare per delle migliaia d’anni? chiese Morgan.

— E perchè no? A Brulè, presso Sainte-Etienne, in Francia, vi è una miniera di carbone che arde da tempi immemorabili.

— E arde ancora? chiese Burthon.

— Continua ardere, nè cesserà finchè ci sarà del carbone là sotto. Nella Slesia, nel bacino di Sarrebruk c’è pure una miniera che arde da molti armi; a Faziolle, fra Namur e Charleroi, nel Belgio, ce n’è un’altra che continua a bruciare e