Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/36

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
34 capitolo xvii.


pezzo di carne senza accendere il fuoco. Avremo un brodo eccellente.

— Andiamo a vedere, disse sir John.

Sempre esaminando prima il terreno, si avanzarono verso quei vapori e giunsero in breve dinanzi ad una grande vasca naturale, piena fino all’orlo di un’acqua limpidissima ma calda assai.

Nel centro di quel bacino, l’ingegnere scorse un foro largo due metri almeno dal quale uscivano fitte masse di vapori.

— È un geyser, disse l’ingegnere.

— Cioè una sorgente d’acqua calda, disse Morgan.

— Precisamente, macchinista, ed è affatto simile al Gran geyser d’Islanda.

— E credete voi, signore, che sia stato questo signor geyser a spruzzarci d’acqua calda? chiese Burthon.

— Sì, amico.

— Ma quest’acqua è tranquilla.

— Vedi tu quel foro che si apre nel mezzo del bacino?

— Lo vedo.

— Quello là è il canale d’eruzione. Se noi aspettiamo vedremo un gran getto uscire di là e slanciarsi ad una considerevole altezza.

— Siete certo che l’eruzione avverrà.

— Certissimo, ma potrebbe avvenire fra due, fra cinque e fors’anche fra ventiquattro ore.

— Che disgrazia!

— Si potrebbe però provocarlo. In Islanda oltre in Gran Geyser ce n’è uno che si chiama lo Strokkur, il quale, irritato con dei sassi, erutta.

— Sarà senza dubbio un geyser delicato. E infatti il povero diavolo non ha torto; i sassi non sono cose che si mangiano.

— Irritiamo questo geyser, signore, disse Morgan.