Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/44

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42 capitolo xvii.


L'Huascar entrò nel fiume. Quasi subito i vapori diminuirono assai e gli oggetti che poco prima scottavano si raffreddarono.

Morgan immerse una mano in quelle acque.

— Acqua fredda, disse.

— Era tempo! esclamò Burthon. Io non ne poteva proprio più!

— È stata una terribile prova, Burthon, disse l'ingegnere.

— Spero che non si ripeterà più. Ma chi scaldava quelle acque?

— Il fuoco.

— Ma io non ho visto nessuna fiamma, disse O'Connor.

— Le fiamme erano sotto la caverna.

— Sicchè se il fondo della caverna cedeva....

— Saremmo caduti in mezzo a qualche fiume di lava.

— Siamo forse vicini a qualche vulcano? chiese l'irlandese.

L'ingegnere alzò una lampada e guardò attentamente le rive del fiume che non erano lontane l'una dall'altra più di dodici metri.

— Lo temo, disse poi. Le rive sono coperte da immensi cumuli di deiezioni vulcaniche, da eruzioni di basalto, da tufi e da rivi di lave e di porfiro fuso. Lancia il battello a tutto vapore.

Il macchinista non se lo fece ripetere. L'Huascar, che si avanzava con una velocità media di quattro nodi all'ora, affrettò ben presto la corsa filando come una freccia malgrado la corrente fosse contraria.

Le rive di quel nuovo fiume erano ancora più dirupate e più difficili a scalarsi delle altre. Talora s’alzavano dritte dritte in forma di muraglioni e senza crepacci, mostrando larghe fascie