Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/80

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78 capitolo xxii.


Nel 1835 una quarta onda di dimensioni gigantesche si rompeva contro le coste del Chili rovinando Talcohuano e lanciando una nave a duecento jarde entro terra.

— Ditemi, signore, le scosse si propagano con molta rapidità?

— Con moltissima, Morgan. Quattro o cinque miriametri per minuto.

— E le scosse sono tutte eguali?

— No, vi sono scosse orizzontali, verticali e circolatorie.

— E quali sono le più terribili?

— Per me sono terribili tutte e tre, Morgan, poichè tutte e tre cagionano grandi disastri. Ed ora accendi la macchina.

— Partiamo? chiese Burthon.

— Forse la via è ancora lunga e i nostri viveri scemano a vista d’occhio. Tu O’Connor getta via questi sassi che ingombrano il battello.

Quindici minuti dopo il macchinista annunciava che tutto era pronto per la partenza. L’ancorotto fu strappato dal fondo e ritirato a bordo, l’elica cominciò a funzionare e l’Huascar si mise in cammino risalendo a piccola velocità la nera e rapida corrente del fiume.

La navigazione divenne ben presto molto difficilissima. Ad ogni istante s’incontravano dei banchi, sollevati senza dubbio dalla convulsione del suolo e rocce enormi cadute dalla vôlta della galleria, contro le quali rompevasi con forte fragore l’impetuosa corrente. O’Connor e Burthon erano costretti a scandagliare il fondo ad ogni istante onde il battello non si arenasse o non urtasse contro qualche scoglio subacqueo.

Fortunatamente verso le dieci di sera quegli ostacoli a poco a poco scemarono. La galleria