Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/83

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un cadavere 81


Era un uomo alto cinque piedi e sette pollici, un vero gigante, con giubba e calzoni di tela bianca e lunghi e pesanti stivali ai piedi. Aveva la pelle molto oscura e lucida, i capelli corti e lanosi come quelli degli africani, gli occhi assai grandi, la fronte depressa, il naso schiacciato e largo, le labbra grosse ma scolorite e denti magnifici, bianchi come se fossero d’avorio. Il ventre di quell’individuo era ampio assai e pieno d’acqua e in mezzo al petto si vedeva uscire il manico di un coltello la cui lama doveva avergli spaccato il cuore.

— Che mistero è mai questo! esclamò l’ingegnere. Come mai quest’uomo si trova qui con un coltello nel petto?... Da dove viene?... Chi è?... Chi lo ha assassinato?...

— C’è da perdere la testa, disse Burthon che era al colmo della sorpresa. Tutto mi sarei aspettalo ma l’incontro di un negro nelle viscere della terra no e poi no.

— Come spiegate questo mistero, signore? chiese Morgan.

— Confesso che mi trovo molto imbarazzato, rispose l’ingegnere.

— Che ci sia qualche comunicazione fra il fiume e la superficie della terra?

— Io dubito molto, Morgan.

— Può essere stato assassinato da qualche banda di briganti quel povero diavolo lì e poi gettato in qualche pozzo profondissimo o nel cratere di qualche vulcano spento.

— Può essere, ma ti ripeto che io dubito assai.

Ad un tratto si curvò sul cadavere del negro e gli strappò il coltello che aveva infisso nel petto. Era una navaja spagnuola, un po’ ricurva,

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