Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/82

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80 capitolo xxii.


L’Huascar virò prontamente di bordo e tornò rapidamente indietro.

Percorsi duecentocinquanta metri, Morgan che stava ritto sulla banchina di poppa, accanto al fumaiuolo, segnalò la massa biancastra che andava alla deriva ora scomparendo sott’acqua ed ora tornando a galla.

— Attento, O’Connor, gridò.

— Poggiate un po’, disse il marinaio.

La cosa segnalata non era che a tre passi di distanza. O’Connor si spinse all’infuori, allungò un braccio e l’afferrò, ma tosto l’abbandonò mandando un urlo acuto.

— S. Patrick, aiutatemi! gridò con terrore.

Burthon che si trovava presso la macchina fu però pronto a immergere un braccio in acqua e a riafferrarla.

— Aiutami, Morgan, disse.

Il macchinista si precipitò verso di lui e gli prestò man forte.

— Corna di bisonte! tuonò il meticcio.

— Cos’è? chiese sir John.

— Abbiamo pescato un cadavere, disse Morgan.

— Un cadavere! esclamò sir John.

— E d’un negro, d’un africano, aggiunse Burthon.

— E che puzza orribilmente, disse O’Connor.

— Tiratelo a bordo, comandò l’ingegnere. Un cadavere in questo luogo?... A duemilaseicento piedi sotto la superficie della terra!...

Morgan e Burthon, quantunque quel cadavere mandasse un fetore insopportabile e il vestito di tela bianca che lo copriva si lacerasse sotto le loro mani, lo issarono sul battello.

Sir John e i cacciatori, pallidi e in preda ad una vivissima emozione, si curvarono su quel corpo umano.