Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/92

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90 capitolo xxiii.


Uscirono dalla galleria e costeggiando il fiume raggiunsero Burthon e O’Connor che furono subito informati della scoperta del battello e del secondo cadavere.

I bagagli furono preparati. Ognuno non superava i trentacinque chilogrammi e componevasi di cinque chilogrammi di pemmican, sei di biscotto, tre chilogrammi di carbone, della cioccolatta, cinque chilogrammi d’olio per le lampade, d’un rotolo di corde, d’una pentola, d’una lampada di sicurezza, di tre litri d’acqua, d’un piccone, d’un coltello, d’un revolver, d’una bottiglia di wisky, d’una coperta e d’un termometro. L’ingegnere aggiunse al suo, un manometro e un apparato Rouquayrol, dopo aver rinnovato l’aria del serbatoio.

Morgan, Burthon e O’Connor rifiutarono di caricarsi dei loro apparati.

— Partiamo, disse sir John.

— Una spiegazione prima, disse Morgan. Vi ricordate signore dello stretto tunnel che abbiamo attraversato?

— Sì, ma perchè questa domanda?

— Per far passare l’Huascar, signore, abbiamo dovuto rompere degli ostacoli. Io vorrei sapere in qual modo è passato il battello degli uomini che ci precedono, che come avete visto è più grande del nostro.

— La risposta non è difficile, Morgan. O lo hanno smontato o sono passati per un’altra via.

— Sono soddisfatto, signore.

— Avanti, amici.

Diedero un ultimo sguardo all’Huascar solidamente incagliato nelle sabbie del fiume e si diressero verso la nuova galleria. Alle 4 del pomeriggio essi si arrestavano dinanzi al pozzo.