Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/93

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un battello abbandonato 91


O’Connor sciolse una fune lunga diciotto metri, legò un capo alla sporgenza d’una rupe e gettò l’altro nel vuoto.

Morgan si offerse di scendere pel primo. Si appese una lampada alla cintura, si mise fra i denti un solido bowie-knife, si aggrappò alla fune e cominciò la discesa guardando attentamente le rocce che lo circondavano e il fondo del pozzo. L’ingegnere, Burthon e O’Connor videro la lampada a poco a poco allontanarsi, il cerchio di luce restringersi e finalmente sparire.

Poco dopo la fune provò una forte scossa.

— Ha toccato terra, disse sir John.

Calarono i bagagli poi, prima Burthon, secondo O’Connor e terzo l’ingegnere, raggiunsero il macchinista.

— Hai udito nessun rumore? chiese sir John.

— Nessuno signore, rispose Morgan.

— Bene amici, riposiamoci alcune ore; dopo ci metteremo in marcia.

O’Connor aiutato da Burthon accese, non senza fatica, alcuni pezzi di carbone, e mise a bollire una pentola contenente alcuni legumi secchi e un po’ di pemmicam.

Divorato il magro pasto e fatta una pipata, l’ingegnere, Morgan e O’Connor si stesero sulla loro coperta e chiusero gli occhi sotto la guardia di Burthon a cui spettava il primo quarto.