Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/95

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un lume 93


rallegravano, ma ora pare di passeggiare in un vero cimitero.

— Ci abitueremo, Burthon, disse sir John.

— Lo credo, ma ditemi, signore, si prolungherà molto questa passeggiata?

— Il documento segna una galleria diritta, poi una caverna, quella che conterrà il tesoro, quindi un’altra galleria. Chi può dire quanto saranno lunghe queste gallerie?

— Signore, disse Morgan. Mi pare che questa galleria salga.

— L’ho notato anch’io, macchinista, rispose l’ingegnere.

— A quale profondità siamo?

Sir John si fermò e guardò il manometro che teneva gelosamente chiuso in una cassettina.

— To’! esclamò. Ci siamo notevolmente alzati dall’altro giorno a oggi, malgrado la nostra discesa nel pozzo.

— Di quanto?

— Ci troviamo a soli ottocento piedi di profondità.

By god! E la galleria continua a salire!

La marcia, per un momento interrotta, venne ripresa, nè cessò finchè il cronometro dell’ingegnere segnò il mezzodì. O’Connor accese il fuoco aiutato dal meticcio e preparò un magro pasto che in un batter d’occhio fu divorato. Dopo una sosta di due ore, sir John diede nuovamente il segnale di rimettersi in marcia la quale durò fino alle otto della sera.

In quella prima marcia avevano percorso più di venti chilometri.

Durante la notte nulla di straordinario avvenne che meriti di essere accennato. Nè sir John, nè Morgan, nè Burthon, nè O’Connor durante il