Pagina:Salgari - Duemila leghe sotto l'America - Vol. II.djvu/96

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94 capitolo xxiv.


loro quarto di guardia udirono rumore alcuno nè videro persona alcuna.

L’indomani si rimettevano coraggiosamente in marcia con passo abbastanza svelto. L’ingegnere, come il giorno precedente, era alla testa colla lampada nella sinistra e il revolver nella destra, Morgan formava la retroguardia.

La galleria non era però eguale a quella percorsa. Era assai più vasta, altissima tanto da non poter scorgere la vôlta e saliva molto più rapidamente. Ai trapps erano succeduti bellissimi marmi grigi, venati capricciosamente di azzurro o di rosso e il suolo era sparso talvolta di un terriccio ma così secco da non conservare alcuna impronta.

Verso il mezzodì, sir John che precedeva i compagni di qualche ventina di passi, improvvisamente si arrestò curvandosi verso terra. Burthon, Morgan e O’Connor si affrettarono a raggiungerlo.

— Avete scoperto qualche traccia? chiese il macchinista.

— No, ho trovato una testa.

— Una testa! esclamarono i tre cacciatori.

— Una chinca.

— Cos’è questa chinca? chiesero Burthon e O’Connor.

Sir John mostrò a essi una specie di palla coperta da una criniera piuttosto lunga. Era una vera testa umana, grossa poco più di un pugno, adorna di capelli lunghi e nerissimi e di orecchini d’oro. I lineamenti erano fieri, la pelle rossastra, i denti bianchissimi e piccoli assai, ma mancavano gli occhi.

— Ma cos’è quella roba li? chiese Burthon al colmo della sorpresa.

— La testa di qualche gran capo peruviano, rispose l’ingegnere.