Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/33

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di guerra echeggiò. I negri balzarono improvvisamente innanzi e si gettarono furiosamente sugli uomini bianchi, cercando di abbatterli colle zagaglie e le frecce.

I marinai, indietreggiano rapidamente poi fanno fronte all’attacco.

Le zagaglie, le frecce, e le palle fanno strage, ma la lotta non dura che pochi istanti. I negri, scagliate le loro azze da guerra fra i marinai si sparpagliano pel bosco, salvandosi in mezzo ai tronchi degli alberi.

Una viva scarica saluta la loro fuga, poi i marinai si slanciano verso il bosco dove i negri coricati dietro i cespugli e dietro i tronchi degli alberi si credono sicuri.

Malgrado le frecce i marinai si scagliano fra le piante e scaricate le loro armi in tutte le direzioni riescono a snidare i fuggiaschi facendone prigionieri dieci o dodici.

Gli altri però, comprendendo che era impossibile lottare contro le armi da fuoco, dopo una breve resistenza si erano nuovamente dispersi, scomparendo nel più folto della foresta.

Il secondo fece richiamare i marinai già lanciati sulle tracce dei fuggiaschi e si rese conto delle perdite subite. Due bianchi e otto guerrieri di Pembo erano rimasti sul terreno, assieme a sedici cacciatori di elefanti. Undici uomini giacevano però legati appiè di un albero.

La caccia non era stata tanto buona, ma il secondo calcolava di rifarsi sul villaggio di Upalè.

Dopo un’ora di riposo, durante la quale i marinai si occuparono a curare le loro ferite, il secondo diede ancora il segnale della partenza, premendogli di giungere al villaggio. Venti sole miglia li separavano ancora.

La foresta fu attraversata rapidamente, senza che nessun negro si mostrasse, e dopo la foresta furono costretti a scalare alcune colline rocciose e aride.

Verso il tramonto, dopo una marcia faticosa assai, i cacciatori d’uomini giungevano presso di un fiumicello, un affluente della Coanza. Le sue rive erano coronate di fitti cespugli alti dieci piedi e da alcuni tamarindi. Intorno si estendeva un terreno molle e fangoso, il quale rendeva la marcia estremamente difficile.

Nel momento in cui i negri si preparavano ad attraversarlo si arrestarono bruscamente, poi si nascosero fra le erbe. Tutti i marinai li imitarono e la colonna sparve fra le fitte erbe. Il secondo strisciò presso un negro e gli chiese:

– Quali nuove?

– Abbiamo veduto delle persone sulla riva opposta.

– Andiamo egualmente innanzi.

Il negro si alzò, si spinse sino alla riva e guardò, ma nessun essere umano comparve.