Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/51

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Alcuni minuti dopo il Cape-Town, avvolto in mezzo al fumo e coronato di lampi, si trovava a soli pochi metri dalla Garonna.

Il capitano Solilach lo vide a tempo e slanciandosi nella batteria, urlò:

– A mitraglia!...

I cannoni della nave negriera tuonando insieme spazzarono il ponte del brick rovesciando tutto, mentre la moschetteria tempestava i cavi della manovra e gli uomini disposti sulle coffe. Un feroce urlo di rabbia e di dolore si levò a bordo dell’incrociatore, poi avvenne un urto formidabile, che le palle di canape intrecciato riuscirono appena ad ammortire, quindi i grappini di arrembaggio vennero gettati tanto da una parte che dall’altra, e le due navi si trovarono saldamente ormeggiate.

Allora i negrieri, senza perdere tempo, si slanciano sul vascello nemico, arrampicandosi su per le griselle e non curandosi della moschetteria nemica, si precipitano sulla coperta.

Il capitano Solilach, con la spada nella mano destra, e la pistola nella sinistra, si avventò addosso al capitano inglese e gli spaccò la gola gettandolo insanguinato al suolo, poi come un leone si precipitò in mezzo ai nemici, seguìto dai suoi negrieri.

La zuffa diventa feroce. Inglesi e negrieri combattono coi fucili e coi coltelli, e gettano granate le quali scoppiano facendo strage d’uomini.

Gl’inglesi con uno sforzo violento, si avventano alla loro volta sui negrieri, incalzandoli e cercando di scacciarli dal loro vascello. Solilach però riesce ancora a ributtarli, mentre i due cannoni da caccia mitragliano a bruciapelo i nemici.

Le grida dei combattenti, le detonazioni dei fucili, i fischi delle palle e il tuonar dei cannoni si confondono in un fracasso spaventevole, mentre le vele avvolte in mezzo a quel fumo, cadono inerti lungo gli alberi: le due navi sono immobili come se il vento fosse improvvisamente cessato. I negrieri, addossati alle murate, col capitano e il secondo alla testa, lottano accanitamente, tenendo fermo ai ripetuti assalti degl’inglesi più numerosi di loro. Parecchi cadaveri ingombravano già il ponte, e parecchi feriti, resi furenti pel dolore si trascinavano sui ginocchi tagliando le gambe ai nemici.

I marinai della manovra, incaricati di appiccar fuoco alla nave, visto la poppa del brick un po’ libera, ne approfittano.

Fanno oscillare le due botti sospese ai paranchi, poi le gettano sul vascello nemico e con pochi colpi d’accetta le sfondano. Il liquido si sparge pel ponte del brick, prende fuoco e seguendo la pendenza del tavolato corre verso poppa, si precipita nel boccaporto e scompare nella stiva. Un istante dopo una nube di fumo sale mescolandosi a quella bianchiccia dei cannoni.

Ramba! – urlano i gabbieri.

A quel grido i negrieri si slanciano sulle murate e cercano d’abbandonare la nave nemica. Ciascuno aggrappandosi alle griselle