Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/66

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


– E allora, come farete?

– Lo vedrete più tardi. Ah!...

Il capitano alzò gli occhi verso le vele, le quali si gonfiavano e crepitavano sotto i primi colpi di vento.

– Il barometro non s’ingannava. Ecco le prime raffiche che cominciano.

L’aspetto del cielo a poco a poco era diventato minaccioso. Le nubi si aggruppavano le une sulle altre, spinte dai venti contrari. L’oscurità cominciava ad aumentare e il vento mesceva i suoi fischi ai primi muggiti dell’oceano.

La Garonna, colla velatura ridotta, correva rapidamente, fendendo le onde che cominciavano ad accavallarsi le une sulle altre.

La nave era vicina alla costa americana, cioè ad una regione assai frequentata dai fortunali, e perciò Solilach credette opportuno prendere le sue misure per non farsi sorprendere dall’uragano. Fece consolidare gli alberi mediante alcuni paterazzi di riserva, e non contento di ciò, vi aggiunse delle forti alzane. Gli alberi di gabbia vennero legati strettamente, gli stragli di sostegno vennero rinnovati e rinforzati, gl’imbagli rinnovati, e dei paglietti vennero posti nei luoghi ove i pennoni e le vele dovevano urtare. I cannoni furono poi ritirati e messi colla bocca a murata, e legati mediante forti alzane e gli sportelli delle batterie chiuse. Le vele di fortuna erano già state preparate.

Finiti tutti i preparativi, il capitano incrociò macchinalmente le braccia sul petto e attese.

Tutto l’equipaggio si era recato ai posti assegnati e guardava con indifferenza quelle onde spumanti che venivano a infrangersi, con estremo furore, sui fianchi del barck.

Dopo un’ora il mare divenne assai grosso e si coperse di spuma. Onde gigantesche, mosse da diverse direzioni, cominciavano a urtarsi con fracasso, salendo di frequente a bordo ed allagando la tolda. La Garonna continuava a fuggire rollando fortemente, e facendo rotolare da un lato all’altro i negri.

Il vento intanto continuava a crescere, imprimendo alla nave tali scosse da subissarle i fianchi.

Quasi tutta la giornata la Garonna fu baloccata dalle onde. Verso sera l’uragano si scatenò con violenza inaudita, trascinandola con rapidità incalcolabile verso la costa americana.

Le vele scoppiarono sotto lo sforzo del vento, è sparvero in mezzo all’oscurità; il mare, spezzante le murate balzò a bordo, e rovesciò marinai e attrezzi, ferendo tre o quattro uomini della manovra.

Il capitano, fermo sul ponte, in mezzo alle raffiche impetuose, vide subito che non potea lottare più a lungo contro l’uragano, e presentando la poppa alle onde lasciò che la Garonna fuggisse in fil di ruota. Però, quando si corre in fil di ruota, essendo la nave abbandonata