Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/80

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fino ad ora tarda. Verso le dieci di sera, tornato in coperta, designò i marinai di guardia e diede la rotta, poi vedendo che la notte era tranquilla, si ritirò a poppa per dormire.

La luna era allora sorta e brillava in mezzo al cielo senza nubi, mentre un legger venticello, gonfiando le vele, spingeva velocemente la Garonna in mezzo all’Atlantico.

Sul castello di prora, si erano appena raccolti dieci o dodici marinai, allorquando un’ombra silenziosa uscì dal quadro e camminando con precauzione e confuso fra le vele, venne a fermarsi a pochi passi dal castello, nascondendosi, dietro all’argano.

I marinai stavano discutendo vivamente fra di loro.

– Io credo che il capitano abbia avuto torto a non accettare il consiglio del signor Parry – diceva un robusto marinaio.

– È vero – risposero gli altri.

– È un mestiere che arricchisce rapidamente quello del pirata. Altro che la tratta dei negri!

– E io dico che il capitano ha fatto bene a rifiutare – disse una voce poderosa.

Quel marinaio che così parlava era il brasiliano Banes, quell’uomo erculeo che si vantava, con un solo pugno, di abbattere un bue.

– Ohe, Banes, sei sempre attaccato al tuo capitano come un cane al padrone. Lascia che vada al diavolo una buona volta – disse un marinaio, volgendosi verso il colosso.

– Vi dico che io non farò mai il pirata. Il negriero non è un mestiere del tutto onesto, ma è sempre da preferirsi al pirata. Esercitare la tratta non significa rubare né assassinare.

– Cosa c’entra qui l’onestà? Si tratta di oro, amico Banes, capisci, di oro – dissero in coro i marinai.

– Sia ciò che si vuole, io eserciterò la tratta sino a che l’eserciterà il mio capitano – ripicchiò Banes.

– Il tuo capitano ti ha stregato adunque? – chiese un giovanotto con accento sardonico.

– E voi, sacripanti d’inglesi, perché parteggiate pel signor Parry?

– Perché vuol farci guadagnare cento volte più del tuo capitano – dissero in coro gl’inglesi.

– Sia ciò che si vuole, io difenderò sempre la causa del mio capitano, e guardatevene, perché se vi tocca uno dei miei pugni, vi lascerò certamente il segno – disse Banes.

– Noi porteremo la causa del nostro luogotenente – risposero gl’inglesi.

– Ed è ciò che vedremo. Buona notte!

Ed il colosso se ne andò a lenti passi verso prora, ove sparve nella camera comune. Si era appena allontanato, quando l’uomo che da qualche tempo ascoltava i discorsi dei marinai di guardia si rizzò improvvisamente e mettendo un dito sulle labbra, per raccomandar silenzio, s’avvicinò agl’inglesi.

– Il secondo! – esclamarono in coro i marinai.

– Sì, sono io, amici miei – rispose Parry, salutandoli colla mano.

– Quali nuove, signore? – chiesero i marinai.

– Amici, – disse il secondo, – ho inteso i vostri discorsi, e vi ringrazio dell’affezione che nutrite per me. Già da tempo sapevo che eravate stanchi di fare i negrieri, e che sospirate il momento di diventare pirati, e che odiavate il capitano Solilach.

– È vero – mormorarono in coro i marinai.

– Amici, il tempo passa; fra quindici, venti o trenta giorni noi giungeremo alle Azzorre ove sarò costretto a sbarcare. È giunto il momento di agire.

– Cosa dobbiam fare per liberarci del negriero – chiesero i marinai.

– Obbedirmi ciecamente e tenervi sempre pronti alla rivolta.

– Noi siamo pronti a tutto, signore – disse un marinaio.

– Anche a sopprimere il capitano?

– Sì – risposero in coro.

– Quanti partigiani credete che abbia il capitano Solilach?

– Quattro soli – dissero.

– E tutti gli altri?

– Sono pronti a seguirvi – risposero i marinai in coro.

– Tutti nostri adunque? – esclamò il secondo facendo un gesto di gioia.

– Tutti pirati.