Pagina:Salgari - Gli scorridori del mare.djvu/95

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della veliera e proponendosi di fare alcuni miglioramenti nella velatura, onde aumentare la velocità della nave.

Quindici giorni trascorsero tranquilli, quasi sempre con buon vento, ma la sera del sedicesimo, mentre la Garonna navigava nelle acque delle isole Falkland, il cielo si oscurò in modo inquietante e il vento cominciò a soffiare con violenza estrema.

Si trovavano allora nelle vicinanze del capo Horn, passo pericolosissimo, spesso estremamente difficile da superare, essendo quasi sempre battuto da furiose tempeste.

Il capitano Parry cominciava già a prendere delle misure precauzionali, facendo rinforzare i paterazzi e le sartie, quando il vento, scatenandosi con violenza inaudita, cominciò a sollevare furiosamente il mare. La Garonna, che navigava al disotto delle isole, sotto i colpi irritati di vento correva rapidamente verso il capo, malgrado le precauzioni prese dal capitano per rallentare quella pazza corsa. L’oscurità era diventata completa, non essendovi lampi, sicché vi era il pericolo che la nave andasse a infrangersi contro qualcuna delle numerosissime isole che costeggiano la Terra del Fuoco.

L’intera notte la Garonna fuggì verso il sud e quando spuntò l’alba si trovò in mezzo ad un gran numero di montagne di ghiaccio, dei veri ice-bergs galleggianti, i quali rizzandosi e precipitando a vicenda, pareano dovessero schiacciare, ad ogni istante, la povera nave.

I marinai impauriti e affranti dalle faticose manovre della notte, si tenevano aggrappati alle corde colla forza della disperazione, più che certi ormai di venire inghiottiti dall’onde. I ghiacci da un lato, e il capo Horn dall’altro, minacciavano di sfasciare la nave. Il capitano ed i due ufficiali erano forse i soli che conservavano ancora un po’ di sangue freddo.

Per due giorni la nave fu sbattuta dalle onde; al terzo, appena essa poté spuntare il capo Horn, trovò al di là una calma inaspettata, un mare placido e tranquillo che contrastava col furor dell’Atlantico.

Un’ora dopo una leggera brezza del sud gonfiava le vele e la Garonna, aiutata dalla corrente del Perù risali la costa americana, tenendosi a circa venti miglia da terra.

Alcune volte, quando il tempo era limpido, i marinai potevano scorgere, anche senza l’aiuto dei cannocchiali, le alte vette della Ande, grande catena che forma l’ossatura principale dell’America meridionale.

Il 20 febbraio, verso sera, un marinaio di guardia segnalò una fiamma rossastra che elevavasi a una prodigiosa altezza e ne diede avviso al capitano, il quale salito sul ponte, dopo di aver guardato per alcuni istanti, disse:

– Se non m’inganno siamo di fronte all’isola di Chiloè e quella fiamma indica il vulcano di Corcobado. Guardate!

Tutti gli sguardi dei marinai si fissarono su quel picco gigantesco,