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i drammi della schiavitù 37


era sottile, le labbra leggermente tumide, i lineamenti energici e fini. I suoi occhi, più piccoli di quelli dei negri, erano bellissimi, scintillanti, intelligenti.

Vedendo Bango, che si teneva prudentemente presso la porta, per essere più pronto a salvarsi, il gigante si rizzò con uno scatto di fiera, scuotendo furiosamente le catene che gli stringevano i polsi e le gambe, ma non fece alcuna dimostrazione ostile e non disse verbo.

Ai suoi piedi, coricata sulla stuoia, dormiva una giovane donna, dalla carnagione leggermente abbronzata, le cui forme erano coperte da una specie di mantello di leggera mussola, stretto alla cintola da una fascia di seta rossa.

Udendo quello stridere di ferri, s’alzò bruscamente fissando i suoi grandi occhi neri sul capitano e sulla scorta. Quella donna poteva avere sedici o diciassette anni; i suoi lineamenti graziosi, ma arditi, che tradivano la sua origine europea, erano di una purezza ammirabile, e nulla ella aveva perduto nell’incrocio col sangue arabo-africano.

Le sue forme opulente ma insieme eleganti, il suo sguardo che a volta sembrava dolce ed a volta selvaggio, la sua pelle che pareva vellutata e morbida come quella delle indiane, i suoi lunghi capelli neri più dell’ebano, la sua bocca dalle labbra vermiglie che lasciava intravedere dei denti piccoli come granelli di riso, ma di una bianchezza abbagliante, quelle sue mosse che avevano un non so che di felino, quel fremito potente di gioventù e di energia, che faceva vibrare quelle carni, produssero sul capitano della nave negriera un effetto che prima d’allora non aveva forse mai provato e che forse non sapeva spiegarsi.

Egli era rimasto immobile, stupefatto, fissando la giovane mulatta, dinanzi alla quale le belle creole di Cuba o della Martinica o della Guadalupa, tanto vantate, non avrebbero potuto reggere al confronto.

– È questa la schiava che vuoi vendermi? – chiese infine a Bango, con un’emozione che non sfuggì all’astuto monarca.

– Questa – rispose il re. – La vuoi?

– Sì e te la pago cento metri di cotonina, due fucili e una dozzina di fazzoletti.

– Accettato. E Niombo, lo comperi?

Il capitano non rispose: pareva assorto in un profondo pensiero e non riusciva a staccare gli occhi dalla mulatta, che dal canto suo lo fissava con strana ostinazione, come se volesse affascinarlo.

– E Niombo? – ripeté Bango.