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i drammi della schiavitù 39


scorta e si era accomodato sulla spiaggia per visitare minutamente le merci, che i marinai della Guadiana sbarcavano.

Il capitano intanto, fatti sbarcare venti uomini armati, procedeva rapidamente all’imbarco dei negri, che i guerrieri di Bango conducevano sulla sponda a drappelli, e accuratamente legati per impedire qualsiasi tentativo di fuga. Quei disgraziati però, sembravano ormai rassegnati alla loro triste sorte ed in preda a un terrore così vivo da paralizzare le loro forze: senza dubbio quel misterioso legno, del quale ne avevano udito vagamente parlare e sul cui conto narravano tante strane e paurose istorie, esercitava sui loro animi una profonda e superstiziosa impressione.

Sfilavano cupi, taciturni, tremanti, fra i marinai, gettando sguardi angosciosi su quella grande nave, la cui massa imponente spiccava sinistramente sulle acque biancastre del fiume. Giunti sulla sponda i marinai li afferravano brutalmente, li ammucchiavano nelle scialuppe e li trasportavano a bordo della Guadiana, facendoli scendere nel frapponte, dove i più robusti e i più pericolosi venivano tosto incatenati ai numerosi anelli che erano infissi nel tavolato e alle pareti.

Alla mezzanotte il carico era quasi completo: non rimanevano da imbarcarsi che poche donne, Niombo e la mulatta. Tutti gli altri erano già ammassati nel frapponte, gli uomini a poppa e le donne e i ragazzi a prua.

I marinai spingevano alacremente innanzi gli ultimi preparativi della partenza. Mentre alcuni affrettavano lo scarico delle ultime merci ed altri completavano le provviste d’acqua e imbarcavano una considerevole quantità d’olio d’elais, che serve di nutrimento ai negri e di certe noci amare che sono assai nutritive e molto apprezzate da quelle popolazioni, mastro Hurtado faceva sciogliere le vele e preparare le armi ed i cannoni, per essere pronti a respingere l’attacco dei due incrociatori.

Bango, seduto in mezzo alle sue ricchezze, assieme ai suoi stregoni ed ai dignitari, aveva già cominciata l’orgia e tracannava come un otre le bottiglie ammucchiate attorno a lui, brindando alla salute del suo grande amico Alvaez, il quale non rispondeva che a monosillabi.

Da qualche po’ il capitano era diventato assai pensieroso. Rispondeva distrattamente alle domande del monarca, che voleva sapere l’epoca del suo ritorno, per preparargli un altro carico di negri; rimaneva serio dinanzi alle spiritosità dei buffoni di corte, che facevano scoppiare dalle risa i dignitari e gli stregoni e non toccava il suo bicchiere, malgrado le insistenze del re negro.