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i naufragatori dell'«oregon» 11


Colla fronte aggrottata, il corpo curvo in avanti, gli occhi sempre fissi sui tre punti luminosi, i lunghi capelli neri sciolti al vento, immerso nell’acqua fino alle ginocchia, continuando i marosi a precipitarsi in coperta, sfidava l’uragano con coraggio disperato.

Di quando in quando una rauca imprecazione gli usciva dalle labbra contratte e lo si udiva poco dopo a mormorare:

– Vale un milione!... Bisogna speronarlo ben diritto!...

Il suo compagno taceva, ma teneva gli occhi fissi su alcuni uomini semi-nudi, di tinta giallastra, che si affollavano sulla prua del battello.

– Fa spegnere i fanali!... – gridò ad un tratto O’Paddy.

– Padrone – disse il compagno – come spiegheremo poi questo urto?... Crederanno ad una collisione disgraziata, non avendo scorto i nostri fanali?

– Diremo che le onde ce li hanno portati via.

– Ma il fanale bianco che sta in cima all’albero?

– Diremo che l’uragano ci ha spezzato il trinchetto. Non bisogna che l’equipaggio dell’Oregon ci scorga; potrebbe eseguire una rapida manovra e fuggire. Affrettati: siamo lontani un miglio.

Aier-Raja non esitò più e si slanciò verso prua gridando: – Spegnete i fuochi di posizione!...

Gli uomini che stavano affollati nel castello, s’affrettarono a obbedire. L’oscurità divenne così profonda sul ponte del battello, che O’Paddy non riuscirà più a scorgere nè la prua, nè l’albero al bompresso.

– È una vera notte d’abbordaggio – disse il comandante con uno strano sorriso che pareva un vero sogghigno. – Compiango i passeggieri dell'Oregon!... Ah! Se la nave affondasse di colpo e la mia potesse resistere, con questa oscurità potrei fuggire senza nemmeno essere scorto, ma... questa carcassa andrà in frantumi e buona notte a tutti!... Aier-Raja?

– Padrone.

– Le cinture di salvataggio.

– Eccole.

– Hai appeso i coltelli?

– Sì, padrone.

– Dammi la mia e tieni per un istante il timone.

O’Paddy afferrò una larga cintura contornata di grossi pezzi di sugaro, se la strinse al corpo, poi riprese la barra.