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i naufragatori dell'«oregon» 13


Un urto formidabile avvenne, seguito da un cupo rimbombo. Lo sperone del battello era scomparso nel ventre dello steamer, producendo un’immane squarciatura, attraverso alla quale già precipitavasi l’acqua con tremendi muggiti.

Fra lo stridìo del ferro che si fendeva, lo spaccarsi dei legnami, s’udì un clamore immenso, un clamore di voci angosciose, poi echeggiarono due formidabili detonazioni.

Il battello, squarciato dallo scoppio delle mal sicure caldaie, s’inabissava sotto i piedi dell’equipaggio. Due uomini però, prima che lo scoppio avvenisse, si erano aggrappati agli sportelli dei sabordi della nave speronata e inerpicandosi come le scimmie, erano balzati sul ponte.

Erano O’Paddy ed il suo inseparabile compagno. Appena però si videro dinanzi ad una folla di marinai e di passeggieri che si precipitava all’impazzata verso prua e verso poppa, una sorda esclamazione irruppe dalle labbra del primo:

– Maledizione!... – esclamò. – Temo di aver speronato male!...

CAPITOLO II.

I naufragatori.

– Chi siete?

– Harry O’Paddy.

– L’uomo che ho mandato a cercare?

– Sì, sir Wan-Baer.

– Sapete cosa desidero?

– Un uomo risoluto che non indietreggi dinanzi ad un delitto.

– E credete voi di esser tale?

L’uomo che si chiamava O’Paddy ebbe un sorriso strano, poi alzò le spalle e disse con voce amara:

– Un tempo ero un onest’uomo, ma ora... maledizione sul giuoco e sul mare!...