Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/15

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più sotto vi erano tracciate parecchie linee che s'incurvavano leggermente alle due estremità, poi degli scacchetti e dei numeri. In fondo alla carta si vedeva un nome, scritto molto chiaro.

Padron Vincenzo ed i suoi marinai guardarono con viva curiosità quelle righe e quelle linee che volevano rappresentare senza dubbio qualche disegno, poi si guardarono in viso l'un l'altro, interrogandosi cogli sguardi.

– Chi ci capisce qualche cosa? – chiese il lupo di mare.

– È impossibile capire, – disse lo slavo, – poiché questo documento è scritto in greco.

– Cosa ne sai tu?

– Ho veduto ancora delle lettere scritte in quella lingua.

– Il nome però è scritto in lingua nostra – disse Michele, che sapeva leggere qualche po'.

– E cosa ci spiega? – chiese padron Vincenzo.

– Che questo documento è stato scritto da un certo Luigi Gottardi, capitano della repubblica genovese.

– Lo vedo, ma io vorrei sapere cosa significano queste righe.

– E quel disegno? – disse lo slavo.

– Si direbbe un canale – rispose padron Vincenzo, dopo averlo esaminato con maggior attenzione. – Che canale può essere?...

– Io credo d'indovinare – disse lo slavo.

– Parla.

– Scommetterei un mese della mia paga contro una galletta, che su questa pergamena vi sono le indicazioni necessarie per scoprire un tesoro.

– Al diavolo i tuoi tesori! – esclamò il lupo di mare.

– Cosa volete che indichi adunque?

– Io non lo so per ora, ma lo sapremo presto.

– E da chi?...

– Da qualcuno che sa il greco, giacché tu asserisci che questa scrittura è ellenica.

– Ma da chi? – insistette lo slavo.

– Dal medico di Sottomarina.

– Avete ragione, padrone – disse Michele. – Il signor Bandi deve sapere il greco.

– E molte altre cose ancora, mio caro – disse il padrone. – Si dice che sia uno scienziato di grande fama.

– E se anche riuscissimo a ciò non guasterà di certo le speranze di Simone. Il signor Bandi non vorrà partecipare alla scoperta del meraviglioso tesoro.

– Taci, marinaio d'acqua dolce – disse lo slavo, seccato. – Andiamo da questo vostro signor Bandi.

– Alle scotte, giovanotti! – gridò padron Vincenzo, mettendosi alla ribolla. – All'alba noi saremo a Sottomarina.

Le due vele, che erano state mezze imbrogliate, furono tese al vento, le scotte furono legate ed il bragozzo si allontanò da quel luogo inclinato