Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/153

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L'orientazione fra le tenebre è difficilissima e tale sarebbe anche stata per quei quattro disgraziati, se non vi fosse stato padron Vincenzo. Quel lupo di mare possedeva, al pari dei piccioni viaggiatori, l'orientazione per istinto, certo non scrupolosamente esatta, ma sufficiente per potersi approssimativamente guidare anche senza l'aiuto della bussola.

Appena in acqua aveva presa subito la sua direzione; d'altronde lungo il percorso poteva regolarsi sui cumuli di carbone che aveva già osservati o alla meno peggio appoggiare verso l'una o l'altra parete della miniera.

I suoi tre compagni lo seguivano da vicino, affrettandosi. La paura di veder la lampada a spegnersi prima d'aver trovato il passaggio, li spronava.

Le acque della fiumana a poco a poco si erano calmate, permettendo così di guadagnare rapidamente via. Dovevano essersi aperto un varco fra gli ammassi di carbone che avevano ostruito la galleria, poiché scorrevano lentamente in quella direzione.

Già i quattro esploratori supponevano di trovarsi a breve distanza dal passaggio, quando padron Vincenzo urtò contro una massa molle che pareva galleggiasse fra due acque.

– Chi c'è qui sotto? – si chiese.

– Cosa avete trovato? – domandò il dottore.

– Ho sentito un corpo sfuggirmi sotto mano.

– Qualche pesce?

– Qui! Nella miniera!

– Può essere risalito pel canale.

– Che sia qualche pescecane? – chiese Roberto, girando all'intorno uno sguardo spaventato.

Padron Vincenzo cacciò la mano libera sott'acqua e sentì ancora quella massa. L'afferrò e con una scossa la spinse in alto.

Quasi subito un urlo strozzato gli sfuggì, un urlo d'orrore.

La testa di Simone, del povero pazzo, era apparsa dinanzi a lui. Quel volto, spaventosamente contraffatto, era apparso distintamente alla luce della lampada.

– Mille demoni! – urlò, gettandosi bruscamente da una parte. – Ancora quell'uomo! Nemmeno morto vuole lasciarci tranquilli!

Il dottore, Roberto e Michele si allontanarono rapidamente da quel cadavere fluttuante nelle tenebrose acque della miniera, non senza provare un brivido di terrore.

– Affrettiamoci! – aveva detto il signor Bandi con voce soffocata.

Padron Vincenzo aveva ripreso la corsa nuotando disperatamente, però di quando in quando volgeva indietro il capo e guardava, con due occhi atterriti, le acque, temendo di vedersi seguìto dal morto.

Fortunatamente cinque minuti dopo egli giungeva dinanzi alla galleria. Il suo istinto non lo aveva ingannato e anche senza un punto luminoso che avesse potuto servirgli di guida, aveva ritrovata la sospirata mèta.

In quel luogo le acque della fiumana rigurgitavano con violenza, muggendo cupamente e formando qua e là dei piccoli vortici.