Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/154

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L'entrata della galleria era quasi tutta ostruita dagli ammassi di carbone che la prima corrente aveva colà accumulati, però le acque s'erano aperti numerosi passaggi e si udivano a scrosciare al di là di quegli ostacoli.

– Mi sembra che qui si possa passare – disse padron Vincenzo, alzando la lampada più che poteva.

– Pare che verso la vôlta sia rimasto un po' di spazio libero – rispose il dottore. – Volete che tentiamo di spingerci lassù o che cerchiamo il canale scoperto da Roberto?

– Preferisco passare per la galleria. Almeno sappiamo che conduce direttamente nel laghetto.

– Non cadranno questi ammassi di carbone?

– Se resistono all'urto delle acque non cederanno sotto al nostro peso. Spicciamoci, la luce della lampada comincia a scemare.

– È vero, dottore. Forza di gambe e di braccia!

– Aspettate che salga prima io, padron Vincenzo – disse Roberto. – Voi mi passerete la lampada.

Il giovanotto s'aggrappò a quegli ammassi di carbone misti a pezzi di roccia e sentendo che non si muovevano, cominciò ad innalzarsi.

– Si può? – chiese il dottore.

– Non vi è pericolo – rispose il giovanotto. – A me la lampada, padron Vincenzo.

Il dottore che si sorreggeva con grande fatica, trovandosi in mezzo ad un piccolo vortice che tendeva a tirarlo giù, con uno slancio poderoso si afferrò alla punta d'una roccia e si issò. Padron Vincenzo e Michele si erano già spinti presso Roberto.

Tutti quattro scalarono frettolosamente quella specie di trincea che oscillava sotto i loro piedi in causa della incessante spinta delle acque e raggiunsero la vôlta della galleria. Colà esisteva uno stretto passaggio, non tale però da impedire il passo agli esploratori. Si gettarono ventre a terra e strisciando come i serpenti lo attraversarono rapidamente scendendo la china opposta di quell'ammasso di carboni e di macigni.

Sotto si udivano le acque della fiumana a scrosciare fragorosamente. Si vedevano zampillare dappertutto, cadere, rimbalzare e riunirsi sul fondo della galleria diventata ormai un torrente impetuoso.

– Presto – disse padron Vincenzo, guardando con ansietà la lampada, la cui luce impallidiva sempre. – Fra pochi minuti rimarremo all'oscuro.

Il dottore pel primo, poi gli altri, si precipitarono nella fiumana lasciandosi trasportare dalla corrente.

In meno di dieci secondi la galleria fu attraversata.

– La caverna! – esclamò padron Vincenzo che non aveva abbandonata la lampada.

– Siamo salvi! – gridarono Michele e Roberto.

– Lasciamoci trasportare nel laghetto – disse il dottore.

Le acque si erano incanalate in una profonda squarciatura del suolo