Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/176

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– Mille milioni di merluzzi e di pescicani! – esclamò padron Vincenzo. – Giacché sappiamo ora di essere così vicini al golfo, buttiamo giù subito questa dannata frana e scendiamo dall'altra parte.

– Adagio, Vincenzo. Non commettiamo delle imprudenze; una nuova frana può avvenire e seppellirci tutti.

– Sono impaziente di andarmene.

– Io non lo sono meno di voi, Vincenzo.

– Ricominciamo?

– Sì, però procediamo adagio. Quanti metri abbiamo scavato?

– Sei, dottore – rispose Michele.

– Siamo già molto innanzi.

– Ma quanto ci mancherà ancora? – chiese padron Vincenzo.

– Possiamo assaggiare il terreno. Abbiamo un lungo palo fra le tavole della zattera.

– Sì, dottore.

– Andatelo a prendere.

Roberto uscì dalla galleria aperta nella rupe e poco dopo entrava portando un pennoncino della lunghezza di cinque metri.

– Facciamo una punta – disse il dottore.

Padron Vincenzo con pochi colpi di scure la aguzzò ad una estremità poi i quattro esploratori, unendo i loro sforzi, lo cacciarono orizzontalmente nella massa di terra, battendo l'altra estremità per mandarlo innanzi.

Quel primo assaggio non diede alcun risultato favorevole, avendo incontrato una resistenza invincibile, dovuta certamente alla presenza di qualche altra roccia.

Rinnovarono l'operazione un po' più in alto, poi più sotto e sempre con medesimo insuccesso.

– Dovremo scavare una terza galleria – disse il dottore che era diventato pensieroso. – Questa frana ha uno spessore enorme e temo che ci vorrà molto tempo per attraversarla.

– Apriamo intanto questa e lavoriamo con lena – disse padron Vincenzo. – Non dimentichiamo che i viveri scarseggiano.

– Quanti ce ne rimangono? – chiese il dottore.

– Per un giorno ancora.

– Brutta notizia. Orsù, non disperiamo e confidiamo ancora in Dio.

Si rimisero al lavoro con accanimento. Michele e padron Vincenzo scavavano ed il dottore e Roberto trasportavano la terra fuori dalla galleria e armavano la vôlta per impedire dei nuovi franamenti.

Quel lavoro durò due ore, poi i minatori si trovarono dinanzi ad una massa rocciosa che pareva dovesse avere delle dimensioni straordinarie.

– Ecco quello che temevo – disse il dottore.

Padron Vincenzo, quantunque avesse lavorato fino a quel momento, attaccò la roccia con rabbia estrema, validamente aiutato da Michele.

Quel macigno era formato da una specie di tufo, friabile come l'altro, attraversato però da venature rosse piuttosto resistenti.

Per altre quattro ore i due pescatori s'accanirono contro quel nuovo