Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/18

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Io so che qualche cosa di simile è toccato ad alcuni pescatori greci.

– Ah! Davvero?

– Sì, padrone. Non so dove, avevano pescato una scatola contenente non so quale documento indicante un tesoro nascosto nei pressi di Zara vecchia.

«Un giorno furono veduti giungere dinanzi alla cittadella con un piccolo sciabecco e gettare l'àncora. Vedendo che non scaricavano mai nulla e che nulla nemmeno imbarcavano, alcuni marinai ebbero dei sospetti e decisero di spiarli durante la notte, credendoli dapprima contrabbandieri.

«Altro che contrabbando!... Due notti dopo quei bricconi prendevano il largo, dopo d'aver fatto una escursione in terra e d'aver scavato, in una certa località, una grande buca.

«Visitato quello scavo, vennero trovate parecchie monete antiche che quei greci, nella fretta, s'erano dimenticati di raccogliere.

«Si seppe poi che erano partiti portando con loro dei vasi ricolmi di zecchini, che poi avevano venduto a Ragusa.»

– La tua storia può essere vera – disse padron Vincenzo.

– Verissima, ve lo assicuro.

– Se anche il nostro documento ci indicherà ove si trova un tesoro, noi andremo a cercarlo, parola da marinaio.

– E vorrà la sua parte anche il dottore – disse lo slavo. – Ciò non mi garba.

– Uh!... Avaraccio! Ce ne sarà forse per tutti e poi, il signor Bandi è troppo ricco per pretendere la sua parte.

– La mia la esigo intera, per mille milioni di fulmini! – esclamò lo slavo, quasi con ferocia.

– L'avrai, uomo avido.

Così chiacchierando avevano attraversato le dune e si erano cacciati entro un sentieruzzo che serpeggiava fra alcune magre ortaglie, coltivate a zucche ed a meloni.

Il primo raggio di sole era allora spuntato sull'orizzonte, facendo scintillare le acque di pagliuzze d'oro e riflettendosi sulle bianche casette di Sottomarina.

Padron Vincenzo guardò dinanzi a sé e fermò gli sguardi su di una graziosa casetta a due piani, colle persiane verdi, che sorgeva in mezzo ad un'ortaglia.

Alcuni latrati giungevano da quella parte.

– Il dottore è già alzato – disse il lupo di mare. – Forse va a caccia.

– Allora per quest'oggi non sapremo niente – disse lo slavo, con stizza.

– La curiosità sarà troppo forte anche pel dottore.

In quel momento una voce sonora, partita dietro una siepe, gridò:

– Dove si va, mastro Vincenzo, a quest'ora?... Avete fatto buona pesca per ritornare così presto?

– Il signor Bandi! – esclamarono ad un tempo il lupo di mare e lo slavo, togliendosi i berretti.

Un uomo era comparso improvvisamente dietro la siepe d'una ortaglia e con un salto l'aveva varcata, guadagnando il sentiero che i due pescatori stavano percorrendo, mentre due grossi cani neri, dagli orecchi pendenti abbaiavano festosamente, balzando attorno a padron Vincenzo.

Il signor Bandi era un bell'uomo di quaranta e più anni, un po' tarchiato, robustissimo, coi capelli leggermente brizzolati, la pelle abbronzata dalla salsedine marina con due occhi assai vivaci, che brillavano dietro gli occhiali montati in oro e con un bel paio di baffi neri. Un tipo simpatico, che esprimeva ad un tempo una grande bontà ed una grande energia.

Era stato capitano medico della marina militare ed aveva viaggiato moltissimi anni attraverso al mondo, ma un bel giorno, preso dalla nostalgia del paese natìo, aveva dato un addio al mare ed alle navi e s'era ritirato nella sua graziosa casetta che teneva a Sottomarina, diventando ad un tratto il medico di tutti i pescatori della costa.

Ricchissimo, avendo vaste possessioni lungo il Brenta e anche lungo l'Adige, non aveva mai chiesto un soldo, a quei poveri marinai, anzi sovente li aveva largamente aiutati, guadagnandosi una popolarità straordinaria fra