Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/17

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ai due lunghi pennoni dell'albero maestro e di trinchetto e quindi calato dolcemente in mare.

Padron Vincenzo prese la pergamena, la ripiegò in quattro e se la nascose nella fascia rossa che gli serviva di cintura, quindi balzò nella scialuppa dove già lo attendeva il gigante.

– Salpate l'àncora ed aspettateci a San Felice – disse, alzando il capo verso i quattro marinai che si trovavano raggruppati a poppa.

Poi accostando un dito alle labbra, aggiunse:

– E soprattutto, silenzio.

– O vi affogherò – aggiunse lo slavo, prendendo i remi.

– Taci bruto – disse il lupo di mare, con stizza. – Credi di comandare tu? Basta colle tue minacce od i miei uomini finiranno per farti la pelle.

Lo slavo alzò le spalle e si mise ad arrancare vigorosamente, mentre i quattro marinai salpavano l'ancoretto per continuare la corsa fino alla bocca del porto di Chioggia.

La piccola imbarcazione, spinta da quei due remi maneggiati da quelle braccia formidabili, in meno di dieci minuti approdò al Lido di Sottomarina, arenandosi profondamente sulla sabbia.

Cominciava allora appena appena ad albeggiare. Ad oriente una pallida luce che tendeva a diventare leggermente rosea, si diffondeva dolcemente pel cielo, fugando le tenebre e tingendo le acque dell'Adriatico di riflessi color del ferro con striature d'argento.

Lontana lontana, sulla linea dell'orizzonte, qualche vela cominciava ad apparire ed anche una colonna di fumo che s'alzava diritta, formando in alto una specie d'ombrello, indicava la presenza di qualche piroscafo in rotta per Venezia.

Verso terra, al di là delle dune sabbiose, si disegnavano vagamente le massicce muraglie della batteria innalzata a difesa di quella spiaggia e più lontane, le prime case di Sottomarina, allineate lungo il canale interno.

Padron Vincenzo e lo slavo, dopo d'aver tirata a secco la scialuppa, per impedire che l'alta marea la portasse in mare, accesero le loro pipe, si gettarono sulle spalle le giacche, poi si cacciarono fra le dune, passando dinanzi alla batteria.

– Al primo raggio di sole saremo dal signor Bandi – disse padron Vincenzo.

– Così nessuno si accorgerà della nostra presenza – rispose Simone. – In simile affare ci vuole segretezza.

– Speri sempre nel tesoro?

– Sì, padrone.

Un sorriso beffardo comparve sulle labbra del pescatore.

– Non credete? – chiese lo slavo, che si era accorto di quel sorriso.

– No.

– Ed allora? Perché volete che quel forziere fosse stato chiuso con tanta cura? Se quel documento fosse senza importanza, il suo proprietario non avrebbe prese tante precauzioni.