Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/26

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– Prima di questa sera saranno qui, signor Bandi.

– Tornate a bordo; se mi sarete necessario, vi manderò a chiamare. Io partirò fra qualche ora per Venezia, onde provvedermi dell'occorrente pel viaggio sotterraneo.

– Arrivederci, signor Bandi. Noi torniamo subito a bordo.

Strinse la mano al dottore e uscì seguìto da Simone Storvik, il quale parve fosse diventato assai pensieroso, dopo le ultime parole del dottore. Chissà, forse quel sospirato tesoro, così presto sfumato, lo aveva reso di cattivo umore.

Padron Vincenzo attraversò le ortaglie, sempre seguìto dallo slavo, e giunto sulla spiaggia, con una poderosa scossa gettò la scialuppa in mare, balzandovi lestamente dentro. Simone Storvik lo raggiunse quasi subito, e afferrò i remi, mettendosi ad arrancare vigorosamente.

Il sole era già alto, ed il mare scintillava fino agli estremi confini dell'orizzonte, offendendo la vista.

Alcune candide vele si scorgevano in lontananza, simili a bianche farfalle, e scorrevano rapide, spinte dalla fresca brezza mattutina.

Sulla spiaggia invece, dei fanciulli chiassosi, laceri e sudici, si ruzzolavano fra le dune, mentre le loro madri frugavano le sabbie per sorprendere le capelunghe, che sono così numerose sulle rive dell'Adriatico, o raccoglievano le conchiglie spinte a terra dal flusso.

In aria volteggiava qualche gabbianello dalle candide piume.

Padron Vincenzo, sedutosi a poppa, guardava distrattamente le onde rotolanti sul lido, mentre lo slavo, sempre silenzioso ed accigliato, spingeva innanzi la scialuppa, tenendosi a cinquanta braccia dalla costa.

Già cominciavano a distinguere le scogliere che difendono l'entrata del porto di Chioggia e le massicce muraglie del forte di San Felice, quando il lupo di mare, volgendosi bruscamente verso lo slavo, gli chiese:

– Sembra che tu sia di cattivo umore, Simone Storvik. Forse che pensi ancora al tuo tesoro?

Invece di rispondere alla domanda, lo slavo, abbandonati i remi ed incrociate le braccia sul petto, gli chiese a bruciapelo:

– Vi fidate voi del dottor Bandi? Ditemelo francamente, padron Vincenzo.

– Se mi fido!... – esclamò il lupo di mare, guardando lo slavo con indignazione. – Cosa vuoi dire?

– Che noi non abbiamo letto il documento.

– E così?

– Chi ci assicura che su quel documento non si parli d'un tesoro?

– E vorresti concludere? – chiese padron Vincenzo, con voce minacciosa.

– Che il tesoro può esistere, e che il signor Bandi può aver l'intenzione di farselo tutto suo.

– E che cosa ti induce a dire questo?

– Per San Pietro in Nembo!... Non si gettano già centomila lire per un capriccio.