Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/62

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– Bah!... L'impresa non è poi stata tanto difficile – rispose padron Vincenzo.

– E l'assalto del pesce, l'avete dimenticato?

– Una cosa da nulla: tre coltellate e tutto è finito lì. Dottore, mangiamo qualche cosa. Questo bagno ci ha messo indosso un appetito pari a quello che doveva avere quel povero squalo.

Roberto, aiutato da Michele, accese una nuova lampada a spirito e preparò in poco tempo una eccellente colazione che fu innaffiata da una bottiglia di Conegliano, molto gradita dal bravo lupo di mare.

Calmata la fame, i quattro esploratori s'imbarcarono, premurosi di lasciare quella caverna che per poco non diventava la loro tomba.

La traversata di quel lago si compì senza altri incidenti, e mezz'ora dopo la scialuppa navigava sulle acque dell'immensa galleria.

La marea montava da ponente a levante, seco trascinando miriadi di nottilughe e di polipi fosforescenti, sicché Michele e Roberto erano stati costretti a riprendere i remi per vincere la corrente che si faceva sentire abbastanza forte.

Quella faticosa manovra non doveva però durare molto, poiché dall'ondata erano ormai trascorse quasi sei ore. Era forse questione di minuti.

Infatti una mezz'ora più tardi, un cupo fragore che saliva lungo la galleria, annunciò agli esploratori il cambiamento della marea. Quel muggito rauco, che l'eco del tunnel centuplicava, aveva qualche cosa di pauroso. Pareva che cento elefanti galoppassero sotto quelle tenebrose vôlte, barrendo formidabilmente.

Poco dopo un'onda spumeggiante, tutta fosforescente, appariva bruscamente ad uno svolto della galleria e si precipitava addosso alla scialuppa, facendola cappeggiare con grande violenza.

Le casse ed i barili, sotto quella improvvisa scossa si spostarono, correndo fra le gambe dei rematori, però nessun danno accadde a bordo.

Passata l'onda, l'acqua tornò a poco a poco a calmarsi e la scialuppa poté riprendere la sua corsa e questa volta favorita dalla corrente.

Col cambiamento della marea, anche la fosforescenza era cessata. Le miriadi di nottilughe, trascinate da quella muraglia liquida, se n'erano andate verso il mare, scomparendo sotto le vôlte della galleria e le tenebre avevano invaso le acque.

– Si direbbe che è calata la notte – disse padron Vincenzo. – Speriamo però che la luce ritorni fra altre sei ore. Almeno tutti quei polipi rallegravano un po' la vista.

Per due altre ore i naviganti continuarono ad avanzare lentamente, radendo ora l'una ed ora l'altra parete per vedere se vi erano altre caverne o delle spaccature.

La galleria si manteneva sempre eguale. Le sue vôlte erano regolari, le sue pareti ben tagliate ed anche bene livellate. Solamente la natura della roccia era ancora cambiata.

Il tufo era scomparso per lasciare il posto ad una pietra nera che