Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/72

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con lena affannosa, premurosi di allontanarsi da quel luogo, diventato troppo pericoloso per la scialuppa, però lo squalo, come se avesse compreso di aver buon giuoco e la possibilità di vendicarsi dei suoi feritori, li seguiva, agitando continuamente le acque del canale.

Doveva aver ricevuto per lo meno una mezza dozzina di palle, pure resisteva tenacemente né pareva che le sue forze scemassero. Si sa d'altronde che gli squali hanno una vitalità più che straordinaria.

Anche se tratti fuori dall'acqua e dopo d'aver ricevuto dei colpi di rampone o dei colpi di scure, sono ancora capaci di opporre una fiera resistenza e di fare talvolta delle vere stragi sulle tolde delle navi.

– Cerchiamo un rifugio o noi finiremo col colare a fondo assieme alla scialuppa – disse il dottore, che aveva impugnata un'altra rivoltella.

– Mi sembra di scorgere un'apertura sulla nostra destra – disse padron Vincenzo.

– Qualche caverna?...

– Certo, dottore.

– Cerchiamo di cacciarci là dentro. Forse questo dannato pesce non ci seguirà...

– Ohe!... Badate a non urtare!...

– Non temete, padrone – risposero Michele e Roberto.

Mentre la scialuppa cercava di avvicinarsi al crepaccio il quale pareva che dovesse mettere in qualche caverna, il dottore aveva aperto nuovamente il fuoco per spaventare lo squalo. Padron Vincenzo invece vibrava colpi di rampone in tutte le direzioni, sperando di colpirlo in qualche organo vitale.

Il pescecane però si teneva sempre a dieci o dodici metri dalla poppa della scialuppa, accontentandosi di sollevare ondate sopra ondate, con furiosi colpi di coda. Si slanciava in alto balzando più di mezzo fuori dall'acqua, poi s'inabissava con sordo fragore, quindi tornava a galla dibattendosi disperatamente e contorcendosi.

La sua formidabile coda sferzava talvolta perfino le pareti della galleria e con tale violenza, da produrre dei veri scoppi.

Fortunatamente la fenditura era vicina. Michele e Roberto aspettarono che lo squalo s'immergesse, poi spinsero velocemente la scialuppa attraverso allo squarcio nella parete, mentre il dottore spegneva le lampade.

– Fermi – disse padron Vincenzo. – Se quel maledetto pescecane ode lo sbattere dei remi ci seguirà anche qui.

– E poi vi possono essere degli scogli dinanzi a noi – disse il dottore.

– E mi pare che ci sia anche qualche cosa d'altro – disse Roberto.

– Cosa vuoi dire? – chiese il dottore.

– Non udite?

Il dottore tese gli orecchi, ma il pescecane in quel momento faceva un tale fracasso nella vicina galleria, da non poter distinguere nessun altro rumore. Le onde, sollevate dalla coda del mostro, si frangevano