Pagina:Salgari - I naviganti della Meloria.djvu/92

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– A me il passo, dottore! – gridò padron Vincenzo. – Ho il piede più fermo! Michele, alla retroguardia tu.

Aiutandosi l'un l'altro, aggrappandosi alle sporgenze delle rocce, puntando i piedi entro le fessure, tirandosi o spingendosi, i quattro coraggiosi salgono fra i turbini di fumo che radono le vôlte della galleria ed i sassi che capitombolano da tutte le parti con un fragore assordante.

La prima spaccatura è felicemente superata. Un'altra si estende quasi verticalmente, profonda e cosparsa di massi rotolati dall'alto.

Il dottore ed i suoi compagni prendono un breve respiro, poi ricominciano animosamente la pericolosa ascensione.

I sassi sfuggono sotto i loro piedi, minacciando di trascinarli seco nella pazza corsa e di scaraventarli fra le lave ardenti che s'accavallano alla base delle pareti; dei macigni, malfermi, scivolano bruscamente sotto le loro mani e vanno a piombare nel torrente di fuoco, sollevando mostruosi sprazzi di materie incandescenti; dall'alto delle vôlte franano incessantemente frammenti di roccia, mentre le scosse fanno oscillare le rupi, screpolandole, ma quei quattro bravi non s'arrestano.

La paura d'altronde li sprona: la morte li minaccia sotto e sopra, e non possono né esitare, né arrestarsi.

Finalmente dopo lunghi sforzi giungono sul margine d'una specie di cornicione. Al di là si estendono altre rupi, altre spaccature, forse delle altre caverne.

Il pericolo di venire raggiunti dalle lave è evitato, ma non quello di venire schiacciati dai massi che continuano a staccarsi dalle vôlte.

– Bisogna cercare un rifugio – disse il dottore. – Noi non possiamo rimanere qui, con tutto questo rovinìo di sassi.

– Tanto più che questo cornicione può da un istante all'altro staccarsi – disse padron Vincenzo. – Mi pare che non offra alcuna sicurezza.

– Vedo là un'apertura! – gridò Michele.

– Che sia una caverna? – chiese Vincenzo.

– Andiamo a vedere – rispose il dottore.

Balzando attraverso le rocce mezze franate e sorreggendosi scambievolmente per non precipitare nelle profonde fessure apertesi nella parete, giunsero ben presto dinanzi ad una stretta apertura, la quale pareva che si addentrasse molto nelle viscere della terra.

Il dottore, che non aveva abbandonata la sua lampada, vi si cacciò dentro rapidamente e si trovò in una grande escavazione dalla vôlta tanto bassa da non poter permettere ad un uomo di tenersi in piedi.

All'estremità, al signor Bandi parve di distinguere una stretta galleria, ma non vi fece, almeno pel momento, caso. A lui bastava di aver trovato un ricovero contro quell'incessante grandinare di macigni.

– Saremo sicuri qui? – chiese padron Vincenzo.

Il dottore stava per rispondere, quando una scossa tremenda, seguìta da una esplosione spaventevole, paragonabile allo scoppio di mille cannoni, avvenne.

Le pareti oscillarono dal basso in alto come fossero state sollevate