Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/119

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Dimmi, hai conosciuto quei selvaggi?

– Non li ho mai veduti.

– Non sai se vi sono altri uomini bianchi su quest'isola?

– Sì e parecchi. Sono giunti quattro settimane or sono.

– E tu li hai veduti sbarcare! – esclamò Sao-King.

– Sì perché davo allora la caccia ad un tamadao proprio di fronte a Hifo.

– Montavano una piroga.

– No, una grossa barca fornita d'un albero, ed era ridotta in così cattivo stato che appena giunta presso le scogliere calò a fondo.

– Quanti erano?

– Nove – rispose il selvaggio dopo d'aver riflettuto qualche minuto.

– Chi li comandava?

– Un uomo dai capelli rossi e la barba pure rossa, molto alto e anche assai grosso.

– Come sono stati accolti dagli abitanti?

– Io non lo so perché essendo calata la notte e avendo preso il tamadao che inseguiva, me ne andai.

– Chi comanda quel villaggio? – chiese Sao-King il quale si interessava straordinariamente a quel racconto.

– Atai, un valente guerriero che regna parecchie centinaia di uomini.

– Un uomo alto, magro, che ha un mantello dipinto in rosso?

– Sì, sì – disse il pescatore.

– Il capo della piroga! – esclamò il cinese. – Ora comprendo la trama infernale ordita da quei miserabili! I bianchi si sono alleati agli antropofaghi per impadronirsi dell'Alcione.

– Ed a quale scopo? – chiese Ioao, a cui Sao-King aveva tradotta quella interessante conversazione.

– Non avete compreso?

– No, Sao-King.

– Essendo la loro barca affondata, vogliono prendere la nostra nave per andarsene da queste isole. La cosa è chiara, signor Ioao.

– Avrebbero potuto chiederci d'imbarcarsi con noi senza ordire quella trama.

– E chi avrebbe accettato a bordo dei forzati? Né il signor Vargas, né vostro fratello di certo. E poi chissà quali progetti avranno fatto quei birbaccioni, sulla nostra nave. Signor Ioao, andiamo da Tafua più presto che si può o noi la finiremo male.

– Fra poco vi giungeremo e non perderemo tempo, Sao-King. Appena potremo ottenere gli aiuti che tu speri, torneremo all'Alcione.