Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/188

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scagliano contro le piroghe attraversandole colla loro spada. Non hanno paura ad assalire perfino le gigantesche balene.

– E le uccidono?

– Sì, signor Ioao. Le disgraziate muoiono fra i più atroci spasimi, ma muore pure anche il veliero che le ha colpite perché non può più liberare la sua spada. Una volta ho trovato uno di questi pesci attaccato alla carena dell'Alcione.

– L'aveva assalito? – chiese Ioao.

– Probabilmente nella sua cieca rabbia l'aveva scambiata pel corpaccio d'una balena ed aveva conficcato il corno fra le giunture del fasciame in tale modo, da non riuscire più a trarlo.

– Somigliano ai pescispada – disse Cyrillo.

– Non differiscono che per la loro grossezza e per la forma del corno – rispose l'argentino. – In questo, come vedete, è rotondo e più solido; negli spada invece è piatto e meno resistente.

– Ah! Il bel colpo! – esclamò in quel momento Sao-King, il quale seguiva attentamente le mosse dei velieri. – Cacciano un banco di grosse murene.

Uno di quei pesci, con un salto repentino si era slanciato innanzi, poi aveva sollevato bruscamente il corno mostrando una specie di anguilla lunga due metri e molto grossa, che aveva destramente infilzata.

– È una vera disgrazia a non aver delle reti – disse Cyrillo. – Sono così squisite quelle murene.

– Eccellenti, signore – disse Sao-King. – Gli isolani di quest'oceano non badano a rischi pur di prenderle.

– Sono pericolose quelle grosse anguille? – chiese Ioao.

– Hanno dei denti acutissimi che producono delle ferite terribili – rispose Sao-King.

– E sono soprattutto avidissime di carne umana – aggiunse Cyrillo.

– Ah! Forse che queste sono della medesima specie tanto apprezzata dagli antichi romani?

– Sì, Ioao, – rispose il commissario, – e non avevano torto a tenerle in buona considerazione dal lato gastronomico. Non vi era ricco romano che non avesse nella propria casa uno stagno od una piscina popolata di murene. Vi fu anzi un tempo in cui vi fu una vera frenesia per queste eccellenti anguille. Si ammaestravano, si nutrivano abbondantemente e si giunse perfino ad appendere a loro degli orecchini.

– E si nutrivano anche di carne umana, è vero fratello?

– Sì, Ioao, si gettavano a loro degli schiavi vivi perché diventassero più delicate.

– Si direbbero fole – disse Sao-King, scuotendo il capo.

– È storia vera, amico – rispose Cyrillo.