Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/224

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Un acre odore di sangue gli era giunto al naso.

– Che si sia ucciso? – si chiese.

Abbassò la lampada e guardò al suolo.

Strong giaceva disteso sul dorso, coi lineamenti sconvolti, e gli occhi sbarrati, schizzanti quasi dalle orbite. Una bava sanguigna gli orlava le labbra contratte da un ultimo spasimo.

– Morto! – esclamò il signor Wan Praat.

Si curvò su quel corpo che ormai non dava più segno di vita e vide, dal lato del cuore, infisso fino alla guardia, un pugnaletto.

Il bandito, prevedendo già la sua morte, si era fatto giustizia da sé, piantandosi nel petto quell'arma che forse aveva tenuta nascosta sotto la cintura.

– Ci eravamo dimenticati di perquisirlo – disse il comandante. – D'altronde non ha fatto che prevenire la sua condanna di morte.

– Ma ha portato nella tomba ciò che volevamo sapere – disse Sao-King.

– Non avrebbe parlato – rispose il comandante.

– Ora non vi resta che accordarci il permesso di sbarcare a Mera – disse Ioao.

– Siete risoluti?

– Sì, comandante – rispose il giovane, con voce ferma.

– Anche voi, Sao-King?

– Io seguo dovunque il signor Ioao – disse il cinese.

– Questa sera sbarcherete, e vi darò un buon compagno che saprà difendervi nel caso che i selvaggi vi assalgano. Sarà forse un'imprudenza quella che commettete, nondimeno io ammiro il vostro coraggio e mi troverete sempre pronto a soccorrervi.

– Ed è la soluzione migliore, signor comandante, – disse Sao-King, – perché noi non sappiamo ancora di quali mezzi dispongano gli Avvoltoi dello Stretto, né dove si nascondano.

– È vero – rispose Wan Praat. – Questa sera prenderemo gli accordi necessari per la buona riuscita della nostra impresa.

Quando risalirono in coperta, la Groninga veleggiava già nel golfo di Carpentaria, immensa insenatura formata dalle coste orientali della Terra d'Arnheim, e da quelle occidentali della Terra di Torres e racchiudente nel suo seno parecchie isole fra le quali quella di Grot e di Pelew che sono le più importanti.

La costa occidentale, che forma la punta estrema del continente australiano, appariva deserta. Si vedevano solamente degli enormi alberi gommiferi i quali lanciavano le loro cime a quaranta ed anche cinquanta metri dal suolo, ma nemmeno una di quelle miserabili capanne formate di scorze d'albero, né alcuna colonna di fumo che indicasse la presenza di qualche famiglia.

La Groninga bordeggiò fino alla sera senza troppo scostarsi dal capo York, poi, appena calate le tenebre rientrò nello stretto veleggiando rapidamente verso Mera.

Il capitano aveva già fatta armare una piccola baleniera mettendovi dentro tre carabine, delle munizioni e viveri per otto giorni.

Alla mezzanotte la Groninga incrociava di già a meno di due chilometri dall'isola, non osando spingersi più innanzi per tema di urtare contro le scogliere corallifere che dovevano essere numerose anche in quel luogo.

– Mio giovane amico – disse il comandante, avvicinandosi a Ioao il quale aspettava che i marinai calassero in acqua la piccola imbarcazione. – Avete bene ponderato ai pericoli che vi aspettano su quell'isola?

– Sì comandante – rispose Ioao.

– Siete sempre deciso?

– Sempre.

– Allora intendiamoci.

– Vi ascolto comandante.

– Onde la vostra spedizione possa avere qualche probabilità di riuscita, è necessario che i pirati ignorino la mia presenza. Se si accorgessero delle mie intenzioni, potrebbero fuggire e riparare forse molto lontano, togliendoci la speranza di liberare vostro fratello ed il signor Vargas.

– È vero comandante – disse Sao-King, il quale assisteva al colloquio.

– Quindi, – riprese il signor di Wan Praat, – la Groninga incrocerà nel mare di Carpentaria affinché non venga scoperta ed i banditi si allarmino. Vi è oltre il capo York una piccola rada, bene nascosta, che mi