Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/32

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– Ve ne voglio dare anch'io uno – disse il signor de Ferreira.

– Dite pure.

– Che nemmeno voi siete giunto sulle coste della Bolivia e che non si sa se e quando vi giungerete.

– Sperate nell'intervento di qualche nave? Percorro una rotta che non è ordinariamente battuta da alcun vascello da guerra.

– Parlavo della mina che vi sta sotto i piedi – disse il commissario.

– Dei cinesi! Ah! Fra pochi giorni non saranno più da temersi – disse il gigante con un sorriso da fiera. – Da oggi le loro razioni subiranno una nuova riduzione.

– Sono già mezzi morti di fame e di sete, briccone! – urlò il commissario.

– E farò di peggio per far dispetto al signor commissario del Perù.

Aveva appena pronunciato quelle parole quando nel frapponte s'alzò un clamore così formidabile, da far credere che cento fiere stessero per sbucare in coperta.

Erano clamori selvaggi, terribili, uniti a cupi rombi come se si demolissero i fianchi della nave.

Il capitano era diventato pallido.

– Udite, signor Carvadho? – chiese il commissario afferrandolo per un braccio. – È la rivolta che scoppia a bordo e che vi caccerà tutti in mare!

In quel momento le quattro sentinelle che vegliavano presso le grate di prora e di poppa si erano slanciate in coperta, gridando:

– All'armi! I cinesi sfondano le pareti!

Il capitano, passato il primo istante di stupore, aveva mandato un ruggito di fiera in furore.

I clamori diventavano così acuti da non udire più i comandi del bosmano e dei contromastri.

– Morte al capitano! – urlavano quattrocento voci. – Vendetta!...

E gli urti continuavano, sempre più potenti, più terribili, minacciando di sradicare le tramezzate e di sfondare le grate.

Il capitano Carvadho, se era un inumano, non era però un codardo, tutt'altro.

Aveva già assistito a ben altre rivolte a bordo della sua nave ed aveva anche avuto la fortuna di domarle col ferro e col piombo.

Con un gesto aveva fatti accorrere i primi dieci uomini armati di fucili e si era precipitato nel quadro, mentre il bosmano faceva sfondare le casse ripiene di pallottole irte di punte, per disperderle sulla coperta e collocare gli artiglieri ai due pezzi.

– Vieni – disse Cyrillo, conducendo il fratello verso il quadro. – Cerchiamo d'impedire un massacro.

– Vorrei che i cinesi irrompessero sul ponte – disse Ioao.

– Non risparmierebbero nemmeno noi, fratello.