Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/46

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I marinai, sfiniti da quella lunga lotta che dura da tre ore e per la maggior parte feriti, cessano il fuoco.

Le tenebre sono ormai diventate così fitte da non poter discernere i cinesi sdraiati dietro le loro barricate.

Il capitano, medicatosi alla meglio la ferita, ordina l'appello.

– Mancano sedici uomini, – risponde il bosmano, – e nove sono feriti.

– È finita – disse il gigante con voce rauca. – Se restiamo qui, domani nessuno di noi rimarrà vivo.

– Che cosa pensate di fare, signore? – chiese un vecchio gabbiere che aveva la fronte insanguinata.

– Non ci rimane che d'abbandonare la nave – rispose il capitano con ira.

– E perdere tutto?

– Non riusciremo più a domare la rivolta.

– No, signore – disse l'ufficiale argentino. – I cinesi ormai sono padroni della nave.

– Le scialuppe sono pronte, Francisco?

– Sì, capitano – rispose il bosmano.

– Hai fatto mettere i viveri?

– Per tre settimane.

– E munizioni?

– Dieci libbre di polvere e palle in quantità. Ove andremo?

– Le isole più vicine sono quelle di Tonga.

– Sono abitate da antropofaghi, signore – disse Vargas.

– Se ci assalgono ci difenderemo. Fate mettere in acqua le scialuppe senza che i cinesi se ne accorgano. Due gabbieri con me!

– Che cosa volete fare capitano?

Un lampo sinistro illuminò gli occhi del gigante.

– Credete che io lasci la nave senza vendicarmi? L'arsenico strazierà le viscere di quei cani dal muso giallo.

– Risparmiate quei disgraziati, capitano! Non macchiatevi d'un così atroce delitto!

– Siete troppo tenero voi! – esclamò il gigante. – Commiserare quei bricconi! A me i gabbieri!

Due uomini erano accorsi alla sua chiamata.

– Dov'è l'arsenico? – chiese loro.

– Nella cassa di Moremo – risposero.

– Andate a prendere il cartoccio e seguitemi nella dispensa.

Scese nella camera comune dell'equipaggio passando pel piccolo boccaporto del castello e aperta una porta passò nella dispensa.

Vi erano colà casse di biscotti, di farina, di zucchero, barili di carni salate ed affumicate, di frutta secche, di prosciutti e quattro barili ripieni d'aguardiente.

– Questi saranno, i primi bevuti – disse, con un sorriso atroce. – Vuotateli e poi state allegri.