Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/60

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– Che si siano diretti verso quell'isoletta? – chiese Cyrillo.

– Lo suppongo, ma per ora non diciamo nulla a Sao-King. Più tardi, se noi potremo sfuggire alla morte che ci minaccia, cercheremo l'avvelenatore e...

– Lo ucciderete?

– L'ho giurato come lo ha giurato Sao-King.

– Tacete!

In aria si udivano avvicinarsi dei tremendi ruggiti, mescolati ad uno spaventevole tumulto che pareva composto di migliaia di voci.

– È il ciclone che sta per piombare su di noi – disse l'argentino, impallidendo. – Cerchiamo di non venire presi fra le sue spire.

L'oceano ingrossava rapidamente.

Non svolgeva più le sue onde larghe ed imponenti; pareva che ribollisse come una caldaia gigantesca scaldata da vulcani sottomarini.

I marosi giungevano gli uni addosso agli altri, non lasciando alcuna tregua alla povera nave.

La sollevavano impetuosamente, la scrollavano, la inabissavano, poi tornavano a lanciarla sulle creste a tuffare i suoi alberi fra le nubi che si stringevano sopra l'oceano.

I morti parevano che fossero diventati vivi. Non rotolavano più, ballonzolavano, si rizzavano, ricadevano, poi tornavano a rialzarsi.

Le teste si cozzavano, le braccia si confondevano assieme alle gambe e si agitavano disperatamente come se cercassero d'aggrapparsi a qualche cosa.

Ah! Era ben la nave dei morti quella!

Ma le onde prorompono da tutte le parti. Dopo d'aver urtati i margini delle murate, piombano in coperta, l'attraversano e sfuggono dall'altra parte, seco trascinando parte del lugubre carico.

Cadaveri, barili e casse se ne vanno.

L'oceano se li porta via per regalarli ai pesci ed ai famelici squali.

Le torce si sono spente, però la notte non è più scura.

Le nubi, che pare s'arrampichino sulle creste delle onde, sono di fuoco, come se immani bracieri ardano in mezzo ai vapori.

Allo zenit si vede brillare uno spazio illuminato da una luce livida, cadaverica: deve essere l'occhio del ciclone.

Tutto intorno invece a quel buco luminoso, s'addensano cupe tenebre. Al di sotto l'oceano s'innalza spaventosamente come se volesse unirsi ai vapori volteggianti attorno a quel sinistro occhio.

È là che si trova il centro del ciclone e la nave vi corre incontro trascinata dai venti scatenati e sospinta dalle onde.

Sao-King e Ioao, dopo d'aver ammainata la trinchettina, si sono rifugiati sul cassero.