Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/63

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quantunque la nostra nave sia gravemente danneggiata nell'alberatura. Lo scafo è solido e resisterà agl'assalti delle onde.

– Saremo però costretti ad approdare in qualche luogo.

– Pur troppo, signor Cyrillo.

– Perché avete detta pur troppo, con aria desolata?

– Le Tonga-Tabù non godono buona fama e dovremo cercare rifugio in una delle loro baie – rispose l'argentino.

– Abbiano ancora i cannoncini e le munizioni sono abbondanti.

– Che cosa potrebbero fare le nostre artiglierie contro centinaia e centinaia di selvaggi risoluti? Forse che non si sono impadroniti di parecchie navi montate da equipaggi numerosi?

– Allora cerchiamo un'altra terra – disse il peruviano.

– Bisognerebbe andare molto più lontani e l'Alcione è troppo gravemente ammalato per prolungare la corsa. E poi, che cosa si guadagnerebbe? Anche spingendoci fino alle isole Figi, non eviteremmo il pericolo di venire assaliti e messi allo spiedo.

– Brutta condizione, signor Vargas.

– Pessima, signor de Ferreira.

– Orsù non scoraggiamoci. Il capitano ed i suoi banditi non si troveranno in migliori condizioni di noi.

– Che gli squali divorino quei miserabili! – esclamò l'argentino con accento d'odio. – La morte sarà una punizione troppo dolce per loro.

– Credo che a quest'ora non saranno più vivi. L'uragano non li avrà risparmiati.

– Lo spero anch'io.

– Dove andiamo, signor Vargas?

– Sempre al nord-est.

– Manterrete la rotta?

– Lo spero.

– Con così poca velatura?

– Il vento ci spingerà egualmente.

– Resisterà il trinchetto?

– Per ora sì, tuttavia dovremo accontentarci di un solo parrocchetto – rispose l'argentino. – Dite a Sao-King ed a vostro fratello di non spiegare altra tela. Ne abbiamo abbastanza.

L'Alcione intanto continuava la sua disordinata corsa verso il nord-est salendo e discendendo le onde.

Fuori dall'orbita del ciclone, l'oceano era meno tormentoso, tuttavia le onde si mantenevano sempre altissime, mettendo a dura prova le costole della povera nave.

Di quando in quando un cavallone gigantesco si rovesciava sopra la poppa sgangherando la murata e minacciando di travolgere l'argentino e spazzava la coperta fino a prora, sfuggendo poi impetuosamente