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114 Capitolo sedicesimo


— Non aspettate che si raffreddi, — disse, come se avesse cercato di interrompere quel dialogo, che cagionava troppa emozione alla sua giovane padrona.

Hong armatosi del suo kampilang fece a pezzi l’arrosto e lo distribuì ai compagni, dicendo alla giovanetta:

— Lascia i tristi pensieri e assaggia questa carne deliziosa, finchè non siamo disturbati. Forse domani ci mancherà il tempo di pensare alla cucina. —

Than-Kiù obbedì, ma non inghiottì che pochi bocconi, quantunque quella coscia d’orso fosse veramente eccellente, pari alla carne di maiale. Hong invece, Sheu-Kin e soprattutto il malese fecero molto onore al pasto, da uomini che sanno approfittare dell’occasione e che dubitano dell’indomani.

Quantunque si trovassero quasi al coperto da un improvviso assalto, e fossero certi di passare il rimanente della notte indisturbati, decisero nondimeno di vegliare per turno.

Hong s’incaricò del primo quarto, e dopo d’aver falciato un fascio di canne per preparare un giaciglio alla giovanetta, prese il fucile e andò a sedersi sulla riva dell’isolotto, di fronte alla lingua di terra, essendo solo da quella parte che poteva giungere il pericolo.

Il chinese era certo di passare il suo quarto senza dare alcun allarme, però apriva gli occhi scrutando i macchioni di canne e tendeva gli orecchi per raccogliere i menomi rumori, i quali dovevano trasmettersi a grandi distanze su quella vasta distesa d’acqua.

Nessuna forma umana si disegnava sulla lingua di terra, serpeggiante sulla laguna come un immerso rettile mollemente adagiato fra i pantani. I rumori invece si ripetevano da tutte le parti.

Ora era un cupo fragore prodotto da un’ondata sollevata dalla possente coda di qualche coccodrillo, la quale veniva ad infrangersi contro i canneti, spumeggiando; ora era quel colpo secco, sonoro, prodotto dalle mascelle di quegli anfibi nel richiudersi violentemente; poi era un improvviso concerto di muggiti e di fischi prodotto da certe specie di rospi di dimensioni esagerate, e di ranocchi grandi come un cappello; oppure delle strida acute lanciate da qualche volpe volante o da un gruppo di enormi pipistrelli volteggianti pesantemente sulle nere acque della laguna.

Talvolta invece, lontano lontano, verso la grande foresta, s’alzava un urlìo indiavolato, un insieme di latrati, di brontolìi e di ululati, il quale durava pochi minuti, per poi estinguersi bruscamente, ma per ricominciare un quarto d’ora dopo. Era una banda di cani selvaggi chiamati dai malesi agiang occupati a cacciare per loro conto, presso le rive della laguna.