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I misteri di Pietroburgo 91


Avviene specialmente quando nevica e quando la nebbia cala sulla capitale, che quei figli del freddo e dell’umido si divertono maggiormente.

Passavano in gran numero, rapide come saette, le strette e leggere egoiste, trascinate da bellissimi trottatori tutti neri che facevano sprizzare in polvere la neve sminuzzata dai pattini d’acciaio, guidate da giganteschi cocchieri, dalla lunga barba, avvolti in un gran cappotto e la testa riparata da alti berretti, di forma quadrata, di velluto rosso o azzurro, e che tenevano ben salde, nei pugni formidabili, le redini sottili come fili di ferro.

Poi sfilavano le eleganti troike, coi loro tre cavalli e la duga tintinnante sonoramente, lanciate a corsa sfrenata con una sicurezza straordinaria; incrociandosi colle modeste slitte da nolo tirate da umili ronzini.

Signore avvolte in ricche pellicce, tenute per la vita dai loro mariti, per sorreggerle meglio e ripararle dagli urti improvvisi, occupavano quegli eleganti e pittoreschi veicoli, ridendo e chiacchierando forte, insensibili al freddo e all’umidità.

Sui marciapiedi una folla svariata, composta però per la maggior parte di ufficiali della guardia, faceva ressa verso il Gostinnyi Dvor, il gran bazar dalla vôlta orientale, soffermandosi sotto i portici ad ammirare le vetrine degli orefici, scintillanti ancora di luce e di gioielli, malgrado l’ora tarda.

Il capitano, che pareva conoscesse a menadito la grande città, condusse i suoi compagni ed i due marinai fino presso l’imponente palazzo dell’Ammiragliato; poi piegò verso la Grande Morskaia che è il ritrovo dei passeggiatori eleganti, la via più frequentata della capitale, che possiede i maggiori magazzini ed i ristoranti più in voga.

— Ancora pochi passi e ci saremo, — disse il capitano dello Sparviero, volgendosi verso Wassili e Boris che gli camminavano ai fianchi. — L’albergo di Dvor non è lontano.

Percorsero altri tre o quattrocento passi, aprendosi faticosamente il passo fra la folla che ingombrava la larga via, scintillante di luce elettrica, poi si fermarono dinanzi ad una specie di birreria i cui saloni erano occupati da una gran folla di bevitori.

Ranzoff, da uomo pratico, entrò risolutamente, osservando attentamente le persone sedute dinanzi ai tavolini di marmo.

— Come sono puntuali! — disse ad un tratto.

Nell’angolo di un salone, due uomini stavano chiacchierando tran-