Pagina:Salgari - Il re della prateria.djvu/139

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– Sono pochi, señor. Quando sono ricchi scialacquano tutto nelle taverne di San Francisco, o di Sacramento, o di Monterey od al giuoco, sperando di riempire ancora le loro borse con poche fortunate giornate di lavoro, nel fondo dei polverosi claims.

– Sono i pozzi, questi claims?

– Sì, marchese.

– Rendono più delle sabbie?

– Talvolta dànno delle ricchezze favolose, poiché in quei pozzi si trovano le pepite, ossia i veri ciottoli d'oro.

– E nelle sabbie dei fiumi cosa trovano, invece?

– Le pagliuzze d'oro.

– È più facile questo secondo lavoro?

– Bisogna rimanere immersi nell'acqua fino alle anche per parecchie ore, ed essendo le correnti dei nostri fiumi assai fredde, cagionano gravi malanni.

– Il lavoro delle miniere dura tutto l'anno?

– No, ai primi freddi si abbandonano i pozzi, perché l'acqua che serve per la pulitura della terra aurifera, gela nei canali. Fra pochi giorni tutti i minatori torneranno alla costa, in attesa della primavera, ed incontreremo numerose bande. Quest'anno il freddo tarda, ma sulle vette della Sierra Nevada la neve è già caduta e i minatori, da qualche settimana, sono scesi nella pianura.

– E noi invece saliremo la Sierra?

– È necessario, marchese, e temo che avremo da faticare assai per aprirci il passo fra le nevi, ma non ostante passeremo.

– Troveremo indiani lassù?

– No, marchese; l'indiano è ancora lontano. L'invasione dei bianchi lo ha cacciato da questi luoghi e vive là, verso l'est, fra i deserti salati e le grandi praterie. Là egli attende l'uomo bianco; là egli aspetta l'invasore per strappargli la capigliatura ed ornarne il proprio wigwan!1


  1. Tenda.