Pagina:Salgari - Il re della prateria.djvu/68

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8.

LA CACCIA AL NEGRIERO


La caccia cominciava. Il vascello negriero, che non voleva affrontare un abbordaggio, ben sapendo che la goletta, quantunque quattro volte più piccola, portava un equipaggio due volte più numeroso del suo e che non voleva venire a spiegazioni e tanto meno a lasciarsi visitare, non ignorando come sarebbe andata a finire con quegli inglesi, che sono acerrimi nemici dei negrieri, trattati da loro al pari dei pirati, invece di ubbidire all'intimazione, si era coperto di vele, cercando uno scampo nella fuga.

Il capitano Nunez, a cui premeva assai la propria pelle e che non voleva terminare la sua esistenza su un pennone con un laccio al collo, si affidava alla velocità della propria nave ritenuta da tutti i suoi colleghi per una delle più rapide che allora solcassero l'Atlantico, dalle coste orientali dell'Africa a quelle occidentali dell'America del Sud.

Se avesse potuto prolungare la fuga fino al calar delle tenebre, senza venire a tiro delle artiglierie, poteva ritenersi salvo, poiché avrebbe approfittato dell'oscurità e di qualche salto di vento per fare falsa rotta.

Disgraziatamente dovette ben presto convincersi che quel giorno la fortuna, che lo aveva protetto tante volte sulle coste dell'Africa