Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/107

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il treno volante 105


— Se non fosse così pesante getterei della zavorra e lo strapperei dal fondo del fiume.

— Tutta la nostra zavorra non basterebbe.

— Lo so, Matteo.

— Aspettiamo che comparisca alla superficie del fiume e apriamo il fuoco su di esso — disse El-Kabir. — Quando l’avremo ucciso manderemo i nostri uomini a liberare l’àncora.

— E se tagliassimo invece la corda?

— No, Matteo — disse Ottone. — Le nostre àncore sono troppo preziose per perderle. Armiamoci e fuciliamo il mostro.

— Non sarà cosa facile, perchè ha la pelle molto spessa.

— Mirate alla fronte — disse El-Kabir, — tra un occhio e l’altro.

L’ippopotamo continuava a dibattersi sotto le acque, lanciando in alto spruzzi di spuma sanguigna e altissimi, rabbiosi muggiti.

L’àncora, che aveva le punte assai acute ed i margini taglienti, doveva essergli penetrata profondamente nel corpo massiccio, poichè la bestiaccia non riusciva a sbarazzarsene nonostante gli sforzi supremi. Intanto si dirigeva ad un isolotto che sorgeva quasi in mezzo al fiume: cercava di raggiungerlo per prendere terra e vedere se gli riusciva di liberarsi dall’àncora che doveva produrgli dolori atroci.

Il treno volante subiva continue scosse, pure non v’era da temere che potesse subire alcun guasto, essendo la corda dell’àncora legata alla traversa anteriore della piattaforma.

Poco dopo l’ippopotamo giungeva presso l’isolotto rimontandolo rapidamente.

Era un vero colosso. Come si sa, questo anfibio è l’animale più grosso dopo l’elefante; ha gambe corte e massicce, la testa larga e rigonfia, e le forme intermedie fra il porco gigantesco ed il toro, senza corna.

Tali animali hanno ordinariamente una lunghezza da quattro a cinque metri, e quasi altrettanto di grossezza, il corpo avviluppato da uno strato di grasso molto spesso, coperto da una