Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/108

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pelle grossa, dura, lucente, sprovvista di peli e così resistente da non poter venire attraversata dalle palle di fucile. La loro bocca soprattutto è enorme, e le loro mascelle sono armate di denti, lunghi talvolta mezzo metro, di un avorio che supera per resistenza quello degli elefanti.

Di solito vivono in acqua, potendo rimanere sommersi parecchi minuti e dormono tenendo fuori solamente le narici. Verso sera però escono e vanno a saccheggiare i boschi ed i campi, cercando radici e mais, poichè sono esclusivamente vegetariani.

Il mostro era stato colpito presso la gamba destra posteriore.

L’àncora gli si era infissa profondamente sotto il ventre.

Dalla ferita il sangue colava in grande quantità, arrossando le erbe acquatiche dell’isolotto.

Vedendo la corda, l’animale faceva sforzi supremi per reciderla, senza riuscirvi, non potendo simili corpacci piegarsi interamente.

— Apriamo il fuoco! — gridò Ottone, puntando il mauser.

— Non illudetevi di ucciderlo ai primi colpi — disse El-Kabir.

— Devo tirare alla testa?

— Sì, mirate fra gli occhi.

Il tedesco sparò; la palla andò a colpire il mostro in mezzo al collo, facendo uscire alcune gocce di sangue.

— Proiettile perduto — disse l’arabo. — Si è cacciato nello strato di lardo.

— Il treno subisce tali scosse che non mi consentono di mirare bene — disse Matteo. — Avremo molto da fare per ucciderlo.

L’arabo fece fuoco a sua volta senza alcun risultato. La palla aveva forse colpito il mostro sul dorso ed era rimbalzata altrove.

— Che pelle dura! — esclamò il tedesco.

— Non solo; è anche così viscida che le palle scivolano — rispose l’arabo. — Se non colpiamo la bestia presso l’occhio, non faremo nulla.

— Fuoco a volontà dunque!

I tre cacciatori, decisi a sbarazzarsi di quel bestione, che con-