Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/11

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il treno volante 7


— Incontreremo dei negri ferocissimi.

— Non potranno raggiungerci.

— E poi dei leoni, degli elefanti, dei rinoceronti.

— Quantunque io sia un professore, so adoperare il fucile come un vecchio esploratore — rispose il tedesco. — E poi ti ho detto che nessuno potrà raggiungerci.

— Saremo ben costretti qualche volta ad atterrare.

— Questo è vero. Il mio dirigibile però è costruito in modo da potersi innalzare istantaneamente al primo indizio d’un pericolo qualsiasi.

— Sono curioso di vederlo questo tuo dirigibile — disse il greco.

— Una vera meraviglia, Matteo.

— Suppongo che sarà un aerostato simile agli altri.

— È qui che t’inganni. È simile a quello inventato dal conte Zeppelin, che diede così ottimi risultati nell’ascensione sul lago di Costanza, eseguita il mese scorso.

— Chi è questo signor Zeppelin? — domandò il greco.

— Un mio compatriotta, il quale ha inventato un nuovo genere di pallone dirigibile. Io sono stato suo allievo, sicchè ho potuto costruirne, a sua insaputa, uno simile.

— Che ci servirà a meraviglia per conquistare la Montagna d’oro, è vero, Ottone?

— Sì, purchè quanto m’hai raccontato sia vero.

— Non avrei consumate le mie venticinquemila lire, le uniche che possedevo, senza la piena fiducia in quell’arabo.

— Ed io non avrei accettato di associarmi a simile temeraria impresa, se non ti avessi conosciuto come persona incapace di lasciarti ingannare — rispose il tedesco, ridendo.

— D’altronde, vedrai tu stesso il documento e udrai il racconto dell’arabo.

— Allora noi diverremo immensamente ricchi, Matteo.

— Come nababbi — disse il greco.

— E ci renderemo benemeriti della civiltà, strappando quel disgraziato esploratore dalle unghie dei negri.