Pagina:Salgari - Il treno volante.djvu/159

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il treno volante 157


— Si arrampicano sui fianchi della roccia, tenendosi celati dietro il fumo.

— Facciamo ancora alcune scariche contro di loro.

Girarono attorno al recinto e, calatisi dietro un masso che si trovava a pochi passi dal piccolo ridotto, guardarono attraverso le fiamme che serpeggiavano sopra gli sterpi.

Gli arabi salivano carponi, tentando di ripararsi dietro i sollevamenti del suolo e i massi. Erano dodici, tutti armati di fucile e di scimitarra.

Il tedesco e Riondo fecero fuoco sui due più vicini, ferendoli entrambi. Alle loro grida di dolore, gli altri si arrestarono, poi balzarono innanzi sparando precipitosamente.

Sembravano ormai decisi a prendere d’assalto il ridotto e vendicare i loro compagni gementi fra le rocce.

Ottone e Riondo, bersagliati dalle palle, avevano dovuto cercare un rifugio dietro la cinta.

Già si preparavano a sgombrare la loro piccola fortezza, quando sopra le loro teste scoppiarono due colpi di fucile, mentre una voce gridava:

— Coraggio, Ottone! Attento alla scala!

Il tedesco aveva alzato gli occhi. Il Germania si librava sopra la roccia ad un’altezza di trenta metri.

Gli arabi, spaventati, s’erano dati a fuga disperata, dopo aver scaricate le loro armi.

La scala di corda, gettata dal greco, era caduta sul ridotto.

— Attento agli arabi, Matteo! — gridò Ottone.

— Non temere, amico: li sorveglio.

Ottone s’aggrappò alla scala, gridando a Riondo di seguirlo.

Questi si preparava ad obbedirlo quando una scarica partì di fra le piante.

— Riondo! — gridò Ottone.

Il buon negro non rispose. Era precipitato dalla scala fracassandosi la testa contro le pietre del ridotto.

Parecchie palle lo avevano colpito nel petto.

— Mio povero amico! — esclamò il tedesco.